A Londra con bambini piccoli. Guida alla sopravvivenza dei genitori!

(English version here)

Heilà! sono ancora viva! E ritorno con un post che nulla ha a che vedere con la bici, perché da quando mio marito mi ha “consigliata” di mollare la bici da corsa fino a primavera a vantaggio della mountain bike, che io non amo (eufemismo!), mi sono concentrata su altro. In particolar modo sul camminare, che mai avevo fatto prima. In meno di un mese ho percorso 260 km a piedi, e devo dire che mi piace da morire! Tra una camminata e l’altra, sono andata a Londra con le mie bambine per due giorni ed è di questo che vi voglio parlare, visto che un po’ di amiche mi hanno chiesto suggerimenti in merito. Ed eccomi qui. Era la quarta volta che andavo a Londra con la più grande e questa volta ho portato anche la piccolina, e senza passeggino!! Una pazza, forse, ma amo il brivido! 😉 A parte il piccolo particolare che il primo dei due giorni di vacanza, mia mamma, che era con noi, a Hyde park è caduta, si è fratturata l’omero e lacerata il muscolo e, che, come tutte le mamme, con una forza stoica, non ha fatto una piega, il viaggio è andato benissimo. Quindi ecco qui dei mini consigli pratici per chi ha coraggio da vendere e vuole andare a Londra per un week end con bambini piccoli.

Partiamo da un assunto fondamentale: io sono capricorno ascendete Vergine, quindi sono una rompimaroni perfettina e prima di un viaggio, soprattutto con bambini, mi informo su tutto, ma proprio su tutto il possible, orari dei musei ed eventuali attività per bambini (basti dire che ho fatto pure la tessera al Natural History Museum, online), offerte dei ristoranti (iscritta a Bookatable.com), piantina della metro stampata nell’hard disk della mia memoria, fatto la tessera frequent flyer della British Airways, stampato i coupon di Madame Tussauds a metà prezzo, studiato le trame di tutti i musical possibili ecc ecc…poi non fa nulla se, immancabilmente, tutti i miei piani per un motivo o per l’altro vengono stravolti, io devo fare un piano!

survival-kit

Survival kit: documenti, porta documenti Pineider, agenda Moleskine edizione speciale Londra, con mappe, tessere di ogni cosa, Harrods compreso…

Prima di tutto, perciò, ho stilato una lista dei desideri delle mie figlie. La più piccola, non ancora 3 anni, alla domanda: “Cosa vuoi fare a Londra?” ha risposto “essere a Londra”. Molto bene, non fa una piega. La grande, sei anni, aveva già il suo itinerario in mente: Rainforest cafè, Build-a-bear shop, Hamley’s e Harrods. Quindi mi sento di suggerire che questi quattro posti sono fondamentali per il divertimento dei bambini.(un po’ meno per noi adulti)

Ma andiamo con ordine.

Il mio consiglio prima della partenza è quello di acquistare, se siete dei grafomani come me, un’agenda Moleskine dedicata a Londra. E’ molto comoda perché nelle prime pagine ha la mappa della metro e le piante delle zone principali della città, poi delle pagine vuote e alla fine, dei classatori che suddividono le pagine per tema (ristoranti, hotel ecc). Io poi viaggio con un portafoglio enorme di Pineider, che è una specie di portadocumenti, in cui ci sta tutto, ma proprio tutto, dalle carte di credito, ai fogli A4 ripiegati, con tutte le eventuali prenotazioni, le carte d’imbarco, le banconote inglesi, che sono più grandi delle nostre, e la moneta.

Prima di prenotare l’albergo, scegliete la zona in cui vorrete muovervi. Per quanto mi riguarda, i primi anni prendevo un albergo a South Kensington, un po’ perché conciliavo i giorni di svago con mia figlia, con i miei appuntamenti di lavoro in quella zona, e un po’ perché quella è in assoluto la mia area preferita di Londra e poter andare a correre al mattino tra le vie di Chelsea e South Kensington, fino ad Hyde Park e ritorno, equivale per me al paradiso. Questa volta, avendo con me anche la mia piccola di non ancora 3 anni, ho optato per Covent Garden, dove la sera a piedi si possono tranquillamente raggiungere ristoranti, cinema, e teatri, fino a Piccadilly Circus o a Leicester Square.

Per prenotare l’hotel, dopo essermi studiata per giorni e giorni le offerte su Booking.com, e averne controllate altrettante su Trivago.com (che permette, selezionando una zona o un hotel, di vedere le migliori offerte di tanti siti), ho scritto direttamente all’hotel che avevo scelto per vedere effettivamente quale tariffa mi facessero e mi hanno fatto un’offerta inferiore a quella pubblicata sul sito. Quindi ve lo consiglio, mandare una mail non costa nulla…

Il volo. Personalmente ho mollato la Ryanair da tempo perché il gioco non vale la candela. Dopo aver utilizzato, quando lavoravo a Roma, Ryanair due volte la settimana per circa 4 anni, credo di avere esaurito tutta la pazienza necessaria ad essere trattata come del bestiame, quando, invece, sto pagando un servizio! Quindi ora la evito come la peste e se vado a Londra opto sempre e solo per la British Airways, che ha, comunque, delle tariffe super convenienti (basta tenere d’occhio il sito e prenotare con un po’ di anticipo. Ho pagato circa 90 euro tra andata e ritorno, senza costi aggiuntivi) Il mio suggerimento è , se viaggiate solo per pochi giorni, in gruppo, e con bambini, e non avete necessità di avere una valigia a testa, di prendere alcuni biglietti solo bagaglio a mano e altri con valigia, di modo che possiate pagare ancora meno. Il sito dà anche la possibilità di scegliere i posti al momento della prenotazione o al check in online, a pagamento. Se prenotate biglietto aereo e hotel nello stesso momento, sempre sul sito della BA, potete trovare interessanti offerte con sconti relativi all’albergo. (io non l’ho fatto) Se fate, online, la tessera (gratuita) della BA, e viaggiate spesso potete accumulare punti per poi avere biglietti e/o sconti vari. Io sono una tessera-addicted. Poi, in realtà, non so neanche a cosa mi possa servire averla, ma DEVO avere la tessera!

http://www.britishairways.com

Trasporto aeroporto- albergo

Alcuni anni fa ho scoperto una compagnia di taxi fantastica. Fanno servizio solo da/per gli aeroporti. Si chiama BA trasfer e, per la mia esperienza, lavorano benissimo. Puntuali, attenti, con furgoncini (noi siamo sempre stati in 5/8 persone) puliti e ordinati. Il costo (andata e ritorno per 6 persone da Gatwick all’hotel in centro di Londra) è di circa 140 pound, da dividere. Se si ha la tessera (perché ovviamente io ho la tessera)…c’è il 5% di sconto. Se si considera il costo del trenino che se uno viaggia con Ryanair poi deve prendere da Stansted, sommato a quello della metro e dell’autobus, più lo sbattimento immane, con i bambini e le valigie…ne vale la pena.

http://www.batransfer.com/

Veniamo ora a cosa fare effettivamente con i bambini piccoli a Londra. Prima di partire, vi stra consiglio di visitare

http://www.visitlondon.com/things-to-do/activities/family-activities

http://www.timeout.com/london/kids

così che siate informati, in tempo reale, su ciò che Londra offre per i bambini nel periodo prescelto. Vi sconsiglio vivamente, come invece, come feci io l’anno scorso, di andarci durante l’Autumn break: in incubo! Questo periodo, vicino al Natale, invece, è meraviglioso.

Le cose, secondo me, imperdibili da fare, per rendere indimenticabile il soggiorno per i vostri figli piccoli, in questo periodo sono: Hyde Park Winter Wonderland

http://www.hydeparkwinterwonderland.com/

wonderland

la ruota panoramica gigante al WinterWonderland ad Hyde Park

Dalle 10 del mattino, alle 10 della sera, in Hyde park, avrete la possibilità di visitare un parco divertimenti fantastico. All’entrata vi daranno una piantina del parco (disponibile anche in tutti i baracchini dove vendono i biglietti delle attrazioni) e poi per ore e ore e ore potrete lasciarvi intrigare da ruote panoramiche, giochi di specchi, tiro a segno…fare la foto con Babbo Natale, che darà anche un piccolo regalo ai vostri figli, andare al circo (ce ne sono ben due), pattinare sul ghiacchio, salire sulle montagne russe, andare con il trenino…davvero un wonderland!

Winter Wonderland Hydepark

Una delle innumerevoli giostre classiche al WinterWonderland

Ai botteghini si cambiano i soldi in buoni cartacei , che poi vengono utilizzati per le attrazioni. Alcune attrazioni si possono prenotare tramite il sito, il che non è male perché così vi risparmiate la coda in loco. Vi consiglio di coprirvi tantissimo perché si gela. I bagni, anche con fasciatoio, sono comunque, riscaldati, ma sappiate che l’acqua per lavarsi le mani è freddissima.

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Hyde Park

Vi consiglio di uscire dal Winter Wonderland, dalla parte che dà sul parco. E’ meraviglioso e sicuramente i vostri bambini saranno affascinati dagli scioiattoli!

Non lontano da Hyde Park, non potete perdere il Natural History Museum e proprio di fronte a questo, il Science Museum.

Il primo (http://www.nhm.ac.uk/), per altro, in questo periodo e fino al 5 gennaio ospita, al suo esterno, una pista da pattinaggio di 1000 metri quadrati, meravigliosa.

Sul sito, oltre a programmare, la vostra visita (il museo è gratuito come tutti i musei pubblici a Londra), potrete, seguendo le istruzioni, fare da casa delle interessantissime attività scientifiche insieme ai vostri bambini.

Prima di andarci non perdetevi questa pagina: http://www.nhm.ac.uk/visit-us/parents-survival-guide/index.html, una guida di sopravvivenza per i genitori che accompagnano i propri bimbi al museo con consigli utilissimi, dagli orari per i laboratori scientifici per bimbi dai 7 anni, al link verso le pagine con le attività più interessanti. Il museo apre alle 10 e chiude alle 17.30

Il Science Museum, si trova dall’altra parte della strada ed è, secondo la mia esperienza, adatto ai bambini un po’ più grandi. Io ci sono andata solo con la grande perché sapevo che la mia piccolina non sarebbe stata interessata e tutti i filmati in programmazione, in 3 D sono, comunque, per bambini dai 5 anni in su. http://www.sciencemuseum.org.uk/

Gli orari: dalle 10.00 alle 18, e l’ultima entrata è alle 17.15.

Altro museo che normalmente ai bambini piace tantissimo, che si trova distante da qui, a Covent Garden, è il Londonl Transport Museum. http://www.ltmuseum.co.uk/

Il museo in questo momento ospita, per la celebrazione dei 150 anni della metropolitana di Londra, una serie di attività dedicate ai bambini e alle loro famiglie, che vanno dalla storia vera e propria, alla costruzione di mezzi di trasporto grazie a “make and take”, offerto dal museo. L’entrata per i bambini è gratis fino ai 16 anni e costa 15 pounds per gli adulti. Il biglietto vale per un anno intero.

Se andate a questo museo, non potete evitare di passare davanti al BUILD-A-BEAR SHOP e non è escluso che questo diventi per voi il vostro peggiore incubo per le volte successive in cui andrete a Londra con i vostri figli piccoli. Cioè…io la prima volta ne ho subìto il fascino, la seconda ho cominciato a non sopportarlo, la terza e la quarta ho capito che ormai io lo odio!!! Però, cosa non si fa per vedere i propri figli sorridere? Ah, prima che mi dimentichi: fate la tessera del negozio prima di acquistare! Ci sono sempre un sacco di promozioni se si possiede la tessera. (l’ho detto che sono una tessera-addicted, no? Ecco, non scherzavo!)

http://www.buildabear.co.uk/

Vi consiglio di andarci verso sera quando state per tornare in albergo perché è praticamente IMPOSSIBILE che non usciate dal negozio con almeno un orso, che vi consegnano dentro ad un pacco a forma di casetta, MOOOOOOOOOOOOOOLTO ingombrante e prima che mi tiriate delle maledizioni per avervi consigliato questo posto, mentre salite sulla metro o su un cab, con questo armamentario…sappiate che io ve l’ho detto con largo anticipo!

Al Build-a-bear shop funziona così…entri e alla tua sinistra ci sono un sacco di pupazzi, o meglio, il corpo del pupazzo, non ancora riempito di gommapiuma. Quindi come prima cosa il bambino sceglierà che tipo di pupazzo vuole creare…dall’orsetto al coniglio, da hello Kitty a quant’altro…(e già qui passano 5 minuti abbondanti). La fase successiva è scegliere la musichetta, se si vuole, ma già vi dico che i vostri figli lo vorranno eccome!, da piazzare all’interno del pupazzo (o sul braccio o sul tronco). C’è, infatti un tavolo che riporta mi pare 12 bottoni, che suonano 12 diverse musichette, che mi sono sembrate 12 mila, e una volta scelta la preferita, si prende dal cassetto con il numero corrispondente, il meccanismo di plastica che la riproduce. MA ATTENZIONE: (GRANDISSIMO DRAMMA FAMILIARE!) a noi è capitato che nei cassettini le musiche non corrispondessero al numero prescelto, quindi onde evitare di rifare la fila (sì, sappiate che c’è SEMPRE la fila), controllate bene la musichetta, una volta scelta.
Poi si passa al cuore, ebbene sì, un aggeggino che fa da cuore pulsante. Come avete fatto a vivere fino ad oggi senza? Se non altro qui non c’è la scelta, il cuore è uno solo. Rosso per tutti. Infine (sembra passata una vita, ma tutto ciò si svolge lungo 30/40 centimetri di spazio), si raggiunge la ragazza che come lavoro fa la riempitrice di pupazzi. In una macchina, devo dire affascinante, girano, sospinti dall’aria, miliardi di pezzettini di gommapiuma,e, una volta infilato il corpo del nostro orsetto, su un tubo, il vostro bambino (dopo aver risposto alla domanda: lo vuoi morbido morbito o un po’ teso?) pigerà con il piede la pompa che andrà a riempire il corpo del pupazzo. Un’altra ragazza poi lo cucirà. Ah, dimenticavo. Anche qui si può mettere un altro cuore, questa volta di stoffa. (va da sé che ogni optional ha un costo). Infine, il vostro bambino porterà il pupazzo nella zona pettinatura, quindi lo spazzolerà e lo renderà pronto per essere vestito. Certo, perché pensavate, illusi, di portarlo fuori dal negozio tutto nudo? Ed ecco che i restanti metri quadrati del negozio (i 9/10 del negozio!!!) sono super pieni di milioni di tipi di vestiti e gadget vari…scarpe, pantofole, pattini e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente…persino parrucche e archi di Merida. (sì, noi abbiamo un pupazzo azzurro con tanto di parrucca rossa e arco con frecce. Praticamente un Drag Queen bear!)

Quando, esausti, raggiungerete la cassa, la ragazza vi domanderà se volete il certificato di nascita. Se avete finito la pazienza, ve lo sconsiglio vivamente. Purtroppo mia figlia grande è bilingue e quindi non ho avuto scampo….e non ci siamo fatte mancare nemmeno il certificato di nascita dell’orso. Questo la prima volta. Le volte successive le ho promesso che saremmo andate solo a patto di non fare la coda per il certificato e di non comprare il passaporto per l’orso perché, come aveva visto la prima volta, poi all’aeroporto non gli avrebbero chiesto i documenti!!!

Usciti dal Build-a-bear shop, GIRATE SUBITO a sinistra!!!! Se faceste l’errore di girare a destra, vi imbattereste subito nel DISNEY STORE. Dopo non dite che non ve l’avevo detto!!!

Ok, ora che avete evitato il Disney Store, se siete a Londra con i vostri piccoli, non potete, proprio non potete evitare di andare da Hamley’s. Se il Build-a-bear shop vi è sembrata una mission impossible, sappiate che Hamley’s è molto, molto peggio. Vi consiglio di andare solo ed esclusivamente se avete dei bambini che sanno limitarsi e se voi siete capaci di dire di no. Questo perché Hamley’s sono 4 piani solo ed esclusivamente di giochi e giocattoli. Vale la pena vederlo. E sfido chiunque ad uscire a mani vuote.

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La regina Elisabetta, costruita con i mattoncini Lego, nel negozio Hamley’s in Regent Street

Lì vicino, in una trasversale di Regent street, in princes street, c’è una pizzeria/ristorante italiano, dove la pizza è fatta nel forno, il personale e i proprietati sono italiani e i bambini sono super ben accetti. Il servizio è veloce e sono tutti estremamenti gentili. Si chiama  Remo e si trova al 2 di Princes Street. http://www.barremo.me/

Altro posto che per noi è una tappa fissa, è l’M&m’S world in Leicester Square. Anche qui 4 piani di stronzate…e anche qui è impossibile uscire senza avere acquistato qualcosa. Nel nostro caso, un’immensità di cioccolata. Le M&M’s sono rinchiuse in mega cilindri verticali, suddivise per colore e per tipo (cioccolato e nocciolina, cioccolato e riso soffiato e solo cioccolato).

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M&M’s world in Leicester Square

I commessi sono comunque gentilissimi e nel caso i vostri figli abbiano riempito troppo i sacchettini, (e sappiate che succederà!) sono pronti svuotarli.. Al piano inferiore c’è pure il laboratorio delle M&M’s…..ve lo sconsiglio. Si fa una coda infinita, dopo aver scelto su un tabellone, le proprie m&m’s e la forma della confezione ecc ecc, per attendere la propria confezione e sinceramente credo proprio che non ne valga la pena.

m&m's world in Leicester Square

Le M&M’s versione Beatles

Altra tappa ben poco culturale ma che ai vostri bambini piacerà moltissimissimo è il RAINFOREST CAFE’. In alta stagione, vi consiglio di prenotare attraverso il sito perchè, nonostante il posto sia immenso, potreste fare una coda infinita e comunque nel periodo natalizio molto spesso ci sono party privati, quindi meglio dare un occhio per controllare che il ristorante sia aperto al pubblico http://www.therainforestcafe.co.uk

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Dentro al Rainforest Cafè a Piccadilly Circus

Ormai il Rainforest cafè è uno dei miei incubi londinesi, sogno ancora di notte il barrito dell’elefante e i suoni dei tuoni nella foresta tropicale, ma dopotutto si mangia bene (consiglio l’antipasto messicano con le Lava Nachos e poi il cheesburgher e la pizzza, che è piccola, per i bambini). Gran parte del personale è italiano, quindi se non parlare inglese, siete comunque a posto.

Non lontano dal rainforest cafè c’è il Ripley’s believe it or not. E’ carissimo e secondo me non ne vale esattamente la pena, e infatti non ci siamo andati, ma sicuramente ai bambnini piacerebbe moltissimo. Online si risparmia sull’acquisto dei biglietti. http://www.ripleyslondon.com . Se siete arrivati lì, alzate lo sguardo ora e ammirate come hanno addobbato Piccadilly Circus. Cupido è chiuso in una boule à neige di vetro. L’ho trovato fantastico!

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Il cupido di Piccadilly Circus, per l’occasione natalizia, richiuso in una enorme Boule-à-neige

Spettacoli

Se avete un bimbo sotto i 4 anni è difficilissimo trovare spettacoli dove anche loro possano essere accettati. Noi questa volta abbiamo trovato lo spettacolo The Showman, al Peacock Theatre ed è stato molto carino.

Se i vostri bimbi sono più grandi, vi consiglio, prima di partire di dare un’occhiata a Time out, come ho scritto all’inizio e acquistare i biglietti online, normalmente dal sito del teatro direttamento o su http://www.ticketmaster.com/, se si è in alta stagione. (ricordatevi che spesso, se acquistate online bisogna arrivare 10 minuti prima per ritirare il biglietto vero e proprio alla cassa) Se invece è bassa stagione, potete prenderli o direttamente alla biglietteria del teatro la mattina stessa (li trovate pure scontati) o in uno dei botteghini in Leicester square dove normalmente hanno i prezzi migliori. Se siete dei perfettini come me, vi consiglio questo fantastico sito che non solo vi mostra la piantina dei vari teatri, ma vi dà suggerimenti intelligenti sui posti migliori: http://www.theatremonkey.com

Cambio della guardia.

Se non piove, non potete perdere (cioè io l’ho perso, ma sarebbe bello non perderlo ecco!) il cambio della guardia. Guardate qui per vedere a che ora inizia, ma soprattutto i giorni in cui c’è e non c’è. http://www.changing-the-guard.com/dates-times.html

Già che siete in zona, una camminata nel Saint James’ Park coi vostri bimbi non potete non farla. E’ fantastico.

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I colori dell’autunno a Saint James’ park

E già che ci siete camminate fino a Trafalgar Square. Se non avranno voglia di ascoltare la storia della battaglia o di Nelson, sicuramente apprezzeranno il gallo blu!!

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Il gallo blu che campeggia a Trafalgar Square

Cosa ho scordato? Beh sicuramente il London Eye, sul quale io non sono andata perché mia figlia soffre di vertigini, ma che a detta di tutti è meraglioso.

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Il London Eye

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Tower Brigde visto all’alba durante una mia corsa mattutina lungo il Tamigi

..o ancora, i gioielli della corona, dove ho portato una votla mia figlia, ma era più interessata alla vista del Tower Bridge…Madame Tussaud’s, lo zoo di Londra, e sicuramente tantissime altre attrazioni.Ma in due giorni non si può fare tutto! lasciare qualcosa da vedere sarà l’occasione per tornarci ancora!

Buon viaggio!

PS. Per gli amanti della bici ho trovato questo: london-cyclists

Come si può amare la mountain bike?

My mountain bike

Stamattina con la mia mountain bike, sulla ciclabile

(English text here)

Non è, la mia, una domanda retorica, né, tantomeno, una provocazione. Vorrei proprio capire!

Ieri mattina ho ripreso la mountain bike perché la ciclabile che percorro normalmente è un manto di foglie. Bello, per carità, ma super pericoloso per la bici da corsa. Negli ultimi due giorni, poi, è piovuto tantissimo, quindi è un manto di foglie bagnate. Non il massimo.

La mia uscita è iniziata con l’incontro inatteso con la Morte che mi si è paventata appena uscita dal centro cittadino. Stavo percorrendo la ciclabile che fiancheggia la strada, lungo Viale Bornata (una ciclabile praticamente inutile, by the way)  quando un Simpatico Coglione, sul suo furgoncino, ha deciso di curvare all’improvviso  verso il benzinaio, tagliandomi di netto la strada. Sicuramente se avessi avuto la bici da corsa, ora non sarei qui a scrivere…. Ho stretto i freni più che potessi e sono finita a credo 5/6 millimetri dalla portiera del suddetto  SC. Mentre frenavo ho  urlato come una pazza per la paura e il tipo ha inchiodato, poi tranquillamente è andato avanti. L’ho guardato bene in faccia e lui non ha fatto una piega. Inutile dire che non mi ha neanche chiesto scusa. Per i 2/3 chilometri successivi non sono riuscita a procedere ad una velocità decente perché avevo le gambe che mi tremavano.

Quindi, ok, presa da un altro punto di vista, potrei pensare che la mountain bike mi ha salvato la vita, il che non è malaccio.

Ma tutto il resto?

In 30 chilometri percorsi (normalmente ne faccio 50 nelle uscite  infrasettimanali, ma ero troppo scazzata e a 15 ho girato la bici e sono tornata indietro) non ho mai superato i 25 all’ora, neanche sulla Gavardina, dove di norma raggiungo i 35. La bici mi sembra, o forse è, strapesante. Ho sempre l’impressione di dover accorciare, quando non c’è più niente da accorciare e, come una pazza, continuo a cambiare per poi tornare alla marcia iniziale.

A metà Gavardina, non ne potevo più. Ho lasciato la ciclabile e ho preso una via laterale. Ho poi proseguito fino a casa sulla provinciale. E più pedalavo lì, più mi davo della stupida perché sicuramente sul manto di foglie sarebbe stato meglio che sul cemento della provinciale! Ma tant’è. Ad un semaforo di Molinetto mi è passato davanti un gruppo di quattro ciclisti sulla bici da corsa, che mi sembravano leggeri come l’aria e ho provato quel brutto sentimento che pensavo non mi appartenesse: l’invidia.

Ora, io mi domando, ma è proprio vero che in autunno è meglio lasciare la bici da corsa in garage e andare con la mountain bike? Forse la risposta sta nel mio incontro mattutino e nello scontro non avvenuto. Chissà!

2000 chilometri. Ecco perché amo la bici.

(English version)

2000KMSabato scorso ho raggiunto la mia meta e l’ho superata: 2000 km in bicicletta, macinati dal 19 di aprile.Sono soddisfatta e felice.

Se mi avessero detto che un giorno mi sarebbe piaciuto andare in bici, non ci avrei mai e poi mai creduto.

La prima volta che andai su una bici da corsa fu una decina di anni fa.

 Da poco il mio fidanzato di allora, e marito di oggi, aveva parcheggiato la sua bici super professional nel mio garage e io, senza pensare alle possibili conseguenze, per riuscire a parcheggiare due auto nel posto di una sola, avevo lasciato il portone aperto e per aperto intendo SPALANCATO.

Va da sé che nel giro di due giorni (sì, l’ho lasciato così per due giorni), la bici sparì. Forever. Ricordo che era una Cannondale, che per la mia conoscenza del mondo bici, avrebbe potuto avere il valore di una Graziella… Non che ora mi intenda di biciclette, ma oggi posso capire cosa possa significare perdere una bicicletta. Se lui non mi ha uccisa, credo lo si debba esclusivamente al fatto che eravamo ancora solo fidanzati. Oggi, molto probabilmente, non lo farebbe, ma ci penserebbe su.

Era da poco venuto a vivere in questa città e il suo unico punto di riferimento, a parte me, era la bici. E per colpa mia, adesso non l’aveva più.

Ciononostante, ci sposammo. Alcuni amici, su leggerissimo suggerimento di mio marito, ci regalarono due biciclette. Proprio durante la festa che seguì la cerimonia del nostro matrimonio lui venne da me e mi disse: “Domani mattina… sorpresa! Ci hanno regalato due mountain bike, le ho già caricate in macchina e andiamo in Toscana!”. Quale gioia immensa…

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Montalcino 2004

Ricordo distintamente ogni granellino delle strade bianche di Montalcino che mi sembrava non finissero mai, la discesa (e poi la salita) verso l’abbazia di Sant’Antimo …il sole di giugno che rispendeva sulle colline verdi, ma soprattutto, dopo 26 km, ricordo il mio male allucinante al sedere!

Sinceramente pensavo che la mia esperienza in bici, per quanto piacevole (sedere a triangolo a parte), fosse iniziata e finita lì.

Dopo un anno mio marito tornò all’attacco, per portarmi, però, con la bici da corsa. Mi sentivo ancora in colpa per la Cannondale che gli avevano rubato pochi mesi prima  (io vivo con il senso di colpa per tutto, se è per questo) e a questo si aggiunse il piccolo particolare che poco tempo dopo io tornai, come facevo anni prima, a lavorare a Roma, lasciandolo qui da solo durante la settimana. Quindi, va da sé, che mi fu servito su un piatto d’argento un altro senso di colpa.

Et voila. Ecco, forse, è per via del senso di colpa che oggi io vado in bici…

Per dirla tutta io ero follemente gelosa della bici, anzi di “questo ca..o di bici”, come la chiamavo. Non capivo che cosa ci fosse di così bello ad andare in giro e farsi un mazzo così per poi tornare a casa. A volte, in auto, avrei voluto tirarli sotto i ciclisti in mezzo alla strada!

Ad ogni modo, alla proposta di andare con la bici da corsa, non seppi dire di no. Ricordo ancora com’ero vestita il giorno della prova su sella, ricordo come mi sembrava difficile poter anche solo pensare di “governare” il manubrio, curvare, frenare e soprattutto restare in quella posizione assurda, come ripiegata su me stessa. E ricordo il giorno in cui salii per la prima volta sulla mia nuova bici, una Colnago tutta nera.

Nel negozio, tutti a chiedermi: “Sei sicura che saprai staccare i ganci delle pedaline?”. Io, spavalda “certo”. Vuoi provare ad andare qui sul marciapiede prima?” “No, tranquilli, adesso provo ad andare sulla strada”, dicevo convinta. Quindi, uscii dal negozio, in sella, e dietro di me, a piedi, mio marito e i proprietari del negozio. Feci un metro, due, tre, poi c’era la discesa del marciapiede per andare in strada. Discesa di sì e no 5, massimo 10 cm. Non so ancora come, ma feci un volo allucinante. Praticamente da ferma, caddi, insieme alla bici, sul lato destro. Ero sporca di sangue per un mega graffio su un ginocchio e sul braccio. Tutti quelli che erano lì a vedere la mia “messa su strada” corsero verso di me per controllare come stessi. Arrivò anche mio marito, mentre io cercavo di sollevarmi da terra e urlò: “Noooooooooooooo!!! Che botta! Hai rovinato la maniglia del freno!! Guarda! Noooooooooo!!!”.

Lì intuii che la strada sarebbe stata tutta in salita.

Quell’estate, nonostante durante la settimana lavorassi a Roma, e fossi a casa solo nei week end, da giugno a settembre feci 800 km. Ma oggi posso dirlo: senza passione.

Mia mamma, tutte le volte che mi ero lamentata con lei del fatto che mio marito andasse in bici, praticamente ogni volta che questo succedeva, mi aveva ripetuto “ma perché non vai anche tu, che ti farebbe bene?” e io, finalmente,  l’avevo ascoltata. Quindi andavo in  bici perché era un modo per stare con lui, che difficilmente avrebbe rinunciato ai suoi giri durante il week end. Dicevo che mi piaceva, ma ora mi rendo conto che non era vero, o forse in quel momento mi sembrava lo fosse, ma è imparagonabile a quello che significa per me andare in bici oggi. Oggi ho BISOGNO della mia bici. E davvero credo che se una persona non va in bici o ci va senza passione, non possa capire cosa significhi andare in bicicletta e goderne ogni attimo.

Non so come io abbia riniziato ad andare in bici e ad amarla per davvero. So che è stato un percorso lungo.

A dire il vero in questi ultimi 10 anni non avevo mai smesso di pedalare, fatto salvo il tempo delle gravidanze e annessi e connessi… facevo qualche giro al week end con mio marito fino al lago di Garda e ritorno, un po‘ di volte ho provato a salire il  monte Maddalena, qui a Brescia, finché  alla terza, in un tempo inestimabile, sono arrivata fino in cima, senza piangere (già successo), senza mandare a cagare mio marito (successo anche questo) , senza girare la bici e tornare a casa (pure questo), senza tutte e tre le condizioni precedenti messe insieme,  e poi tante salite in montagna d’estate. In poche parole ero  una ciclista per caso.

Andavo in bici e, mentre pedalavo in città verso la ciclabile,  il mio unico pensiero era: “Ti prego Dio fa’ che il semaforo all’incrocio sia verde!” ero terrorizzata dalle pedaline, dal non essere in grado di fermarmi senza schiantarmi al suolo. Avevo paura che il marciapiede fosse troppo basso per poter appoggiare il piede una volta ferma. Poi c’erano (e ci sono) le regole ferree di mio marito…ricordo che mi ripeteva mille volte di restare concentrata e quindi, non appena uscita di casa, al sabato mattina avevo il terrore di incontrare qualche amico (cosa che succede sempre, a dire il vero)  perché avevo e ho il divieto di fermarmi a salutare oppure ricordo una delle prime volte sulla ciclabile della Gavardina “Guarda, amore, i papaveri! “ dissi indicando un campo bellissimo. Lui “stai concentrata! Non siamo venuti in bici per vedere il panorama!”. Ecchecazzo! O ancora, dopo aver fatto Pinzolo-Campiglio (senza essere allenata) mi disse “che sgambatina!” “sgambatina???? Ma io ti ammazzo!!!”

Poi, l’anno scorso, al mio quarantesimo compleanno mio marito mi regalò una bici (SORPRESONA…) . Bici che io non ho assolutamente considerato per un anno e passa, a parte averla utilizzata per un’escursione in Austria (comodissimo , per altro, andare in vacanza con due auto per portare le bici… e altrettanto facile fare delle salite per me allucinanti, a 1500 metri di altitudine, con zero chilometri nelle gambe…). Da lì la mia bici è rimasta in garage in attesa di tempi migliori che, sinceramente, pensavo non sarebbero mai arrivati. Passò l’autunno e poi l’inverno. Arrivò poi la primavera di quest’anno. La mattina del 19 aprile, mio marito mi chiese, per la miliardesima volta, se volessi andare con lui in bici. Non so perché dissi di sì, proprio non lo so. Forse ripensai a mia mamma quando mi ripeteva “vai in bici con lui”, forse perché da quando ci sono le bambine non passiamo mai un momento da soli, forse semplicemente perché lo amo, ma ci andai.

Mi feci prestare una maglia, perché non ricordavo nemmeno dove avessi messo le mie. Feci solo 16 chilometri e mi sembrava di essere nel film Shining. Una paura bestiale! Ogni minimo soffio di vento mi faceva ondeggiare la bici, o per lo meno così mi pareva;  mi sentivo perennemente in bilico ed era tornato l’incubo delle pedaline, di come agganciarle prima e come sganciarle poi. Ma tornata a casa, ammisi a me stessa che era stato molto piacevole. Andai anche dopo due giorni, stesso percorso, solo un po’ più veloce, anzi diciamo meno lenta.

Poi, come ho già scritto qui sul blog, pochi giorni dopo, ebbi un’illuminazione e chiesi ad una mamma della scuola di mia figlia, una specie di wonder woman, che fa mille gare tipo half iron woman e imprese impossibili, se volesse allenarmi. Stabilimmo 10 lezioni, da due ore l’una. E da lì mi è scattato qualcosa. Senza nulla togliere a mio marito, andare con Cristina mi ha fatto capire che la bici poteva anche essere divertente. Con mio marito mi sono sempre sentita non all’altezza della situazione, perché è vero, io non sono all’altezza, ovviamente, ma non è che uno te lo debba sottolineare. Forse lui non lo sottolinea nemmeno, sono io che mi sento sempre così. Con Cristina e con il suo modo “molto fine” è stato diverso. Non appena con la coda dell’occhio vedeva che io rallentavo  urlava “Pedala! Pedalaaaaaaa, Ari, Fi.a!!!”, io mi vergognavo tantissimo, e quindi pedalavo, eccome! Pedalavo e ridevo, ridevo e pedalavo!

Ricordo la prima uscita con la Cri, sul Montenetto,  a sud della città, lei che mi diceva “vedi che bei colori intorno a noi?” e io non vedevo niente perché ero concentrata sulla mia bicicletta e a quel punto della mia vita ciclistica, non sarei mai riuscita a fare due cose insieme. Dopo che Cristina, come ho raccontato qui, senza avvertirmi, una volta che avevo nelle gambe 500 km, mi fece salire per la San Gallo- Serle e io ce la feci, e riuscii anche a rispondere a tono al tuttologo mentre stavo pedalando, mi disse “Ora sei pronta per fare la Maddalena”, non mi sembrava vero!

E la settimana successiva la feci. Arrivai fino in cima. (10 chilometri di salita, 600 metri di dislivello e non molla mai) La Cri era sconvolta dal fatto che io ogni tanto mi fermassi a fotografare l’impresa, perché davvero per me era un’impresa! Arrivai in cima e mi piacque talmente, che due giorni dopo la rifeci.

 La Maddalena non è l’Everest, ma, come scrissi sulla mia pagina Facebook, è stato il MIO Everest personale. La seconda volta che la feci, ricordo era un giovedì di giugno di quest’anno.  Il giorno prima, nel fare una visita da un endocrinologo , così, d’emblée, mi disse “guardi che c’è la possibilità che lei abbia un cancro alla tiroide”. Così, quando non te l’aspetti. E il giorno dopo, sulla Maddalena, pedalata dopo pedalata, io pensavo alla vita, alla MIA vita, alle mie figlie, alla paura, come non avevo mai fatto in vita mia. Io che non ho mai avuto paura della morte, certa che questa che stiamo vivendo sia solo una prova per il dopo, mi sono riscoperta attaccata alla vita, e con una paura incredibile. Salire fino in cima, curva dopo curva, tornante dopo tornante e spingere le gambe con tutta la forza possibile, ha significato per me qualcosa che non dimenticherò mai. Arrivare in cima era una sfida con me stessa, che ho vinto e che ho rivinto, da allora, tante altre volte, anche dopo che il pericolo del cancro è, per fortuna, sparito.  Ho vinto e rivinto la sfida con me stessa quando la mattina, anche dopo essere tornata dalle vacanze, senza più tanto allenamento continuo, ho preso la mia bici e da sola, piano piano,  sono arrivata fino in cima o ancora….ho vinto al tramonto, con mio marito, cullati dalla luce del sole che piano piano se ne va e dalle ombre che si allungano sulla strada ormai scura.

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In questi sei mesi di bici ho scoperto che si può, sì, guardare il panorama e nel frattempo andare in bici, ma aveva ragione mio marito, prima è necessario prendere confidenza con la bicicletta ed io aggiungo rispettarla e amarla. La concentrazione è tutto. Se io, che ho il fisico più lontano al mondo dal ciclista o da un’atleta, io che sembro Barbamamma, riesco in poco più di un’ora e venti a fare la Maddalena, lo possono fare tutti, a patto, però, che lo vogliano. Perché sono arrivata alla convinzione che è tutto nella testa, nella concentrazione, nella voglia e nella passione. Vado ancora in bici con mio marito e adesso è bellissimo. Certo, ci sono volte in cui mi incazzo ancora perché lui mi dice di stare in scia, io non sto in scia e lui se ne va avanti senza controllare se io sia ancora viva e vegeta, volte in cui io lo chiamo e lui, avanti, non sente e allora sembro una pazza isterica che urla il suo nome nel bel mezzo del nulla e poi, quando finalmente mi sente, mi sono dimenticata cosa gli volessi dire. Ogni tanto mi sento ancora non all’altezza, ma vivo per i momenti in cui, colta da non so quale raptus, in pianura, “volo” a trentacinque all’ora e al semaforo lui mi raggiunge e mi chiede se mi abbiamo messo il peperoncino sul sedere… So che lui ha le sue regole, io ormai le ho imparate a memoria e le rispetto. Io ho la mia, che è: “prima di tutto la bici è un piacere, non un dovere” . Se non me la sento, quindi, non ci vado. Questa regola è però molto spesso infranta perché se fosse per la mia pigrizia, il 90% delle volte, starei a casa. Sono riconoscente a mio marito perché, conoscendomi bene, insiste, finché io non mi faccio forza, esco dal mio pigiama del sabato mattina e inforco la bici, ben felice, poi di averlo fatto. Grazie a questa passione comune, insieme, stiamo percorrendo nuove strade, stiamo scoprendo nuovi percorsi, luoghi a un passo da casa, davvero meravigliosi.  La mia non è più una bici, ma è la MIA bici, la mia meravigliosa e insostituibile bici.

IMG_3631Questi 2000 chilometri sulla mia bicicletta da corsa, che tornerà purtroppo in garage fino a primavera per lasciare ora spazio alla mountain bike sono stati 2000 chilometri di scoperta della natura e del territorio attorno a me, 2000 chilometri in cui mi sono sentita parte di un mondo parallelo che mi ha accolta e coccolata, ma soprattutto 2000 chilometri di viaggio dentro di me.

Abbigliamento per il ciclismo in autunno

Scegliere l’abbigliamento corretto è alla base di una buona uscita in bicicletta. Il segreto per l’autunno è tutto qui: vestirsi a strati. Se poi abbiamo anche dell’abbigliamento di qualità, certo aiuta. Siccome in questa stagione, e mai come in questi giorni, non si può mai sapere se il sole sia caldo, se il vento cominci a soffiare e se decida di piovere all’improvviso, ecco, non facciamoci trovare impreparati. Dobbiamo, quindi, avere un abbigliamento versatile.

PIEDI

Iniziamo dai piedi. Se abbiamo freddo ai piedi, abbiamo freddo ovunque. Quindi andiamo di calze leggere, ma che tengano caldo, che non facciano le grinze sotto al piede e che, soprattutto, lo lascino traspirare.

Nel mio armadio ho due tipi di calze che ho usato all’inizio della primavera, e che uso adesso , ad autunno iniziato e con le quali mi trovo molto bene.

spring-fall-assosQueste calze di Assos sono molto morbide grazie al  70% di Coolmax, un tessuto performante che permette la traspirazione e l’evaporazione del sudore dei piedi molto velocemente, 21% poliammide e 9% elastan. Sono molto sottili e comode.

Se siete freddolosi, però, secondo me, sono meglio queste:

 assos-socksSono leggermente più alte delle precedenti, così siete sicuri di non avere freddo alle caviglie, anche se doveste indossare i pantaloni a ¾. Sono delle nuove calze di Assos, che sono fantastiche. Anche queste sono leggere, ma leggermente più spesse di quelle sopra. Gli inserti in fibre di elastane aiutano la circolazione sanguinea del corpo. Si adattano perfettamente al piede, senza fare alcuna grinza, che quando, invece, succede, è uno dei fastidi peggiori per il ciclista. Anche in questo caso, il piede traspira e non suda mai.

SOTTOCASCO

sottocasco Una delle cose che mi dà fastidio quando vado in bici sono i moscerini che entrano nel casco e quindi si spiaccicano sui capelli. Per evitare questo, ma soprattutto in questa stagione, evitare che mi si congeli la testa nelle mattine molto fredde, ho scelto un sottocasco. In realtà non è che ne abbia provati altri. Comunque ho comprato questo di Zero RH e mi trovo molto bene. (ha delle bande riflettenti, che sinceramente mi chiedo a cosa servano visto che lo si mette sotto al casco. Mah!)

MAGLIETTA TERMICA

Mio marito usa una canottiera termica traforata bianca, che, la prima volta che gliel’ho vista addosso, sono stata colta da una crisi di riso che non finiva più. Dire che è orrenda, sarebbe farle un complimento. Però pare che funzioni. (senza andare a spendere un’enormità, alla Decathlon ne trovare di ottime)

Personalmente, io mi rifiuto. Le trovo troppo spesse, troppo lunghe e veramente inguardabili.

Io uso una maglietta termica a mezze maniche della ODLO, che utilizzo anche per lo sci e che mi protegge, lasciando traspirare la pelle.

MAGLIA A MANICHE LUNGHE

Consiglio una maglia in wind stopper, la cui funzione principale è quella di proteggerci dal vento, e, ovviamente, dal freddo. Sarebbe meglio che avesse una zip frontale, in modo da poterla aprire se avessimo troppo calso. Inutile mettere una giacca invernale, magari felpata, quando è ancora autunno; si rischierebbe di avere troppo caldo, rovinando così una piacevole uscita in bici.

 PANTALONI

A meno che non siate super freddolosi, in autunno è inutile mettersi i pantaloni lunghi, non stiamo andando  in bicicletta in Siberia…

Io uso sempre  i pantaloni tre quarti di RH, con cui mi trovo molto bene perché hanno una patta comoda. Non sono una fan delle salopette, ma in autunno forse meglio queste dei pantaloni, perché sentire l’aria frizzante che entra sulla schiena, non è il massimo. Dovrò comprarne una.

Mio marito, che è ancora meno freddoloso di me, per tutta la durata dell’autunno, usa le salopette con pantaloncini corti, aggiungendo, a seconda della temperatura della giornata, i gambali, per tenere caldo il ginocchio.

MANICOTTI E GAMBALI

I manicotti e i gambali sono la soluzione ideale per le giornate autunnali incerte. La settimana scorsa ho fatto un giro della Franciacorta, con pantaloni a tre quarti e maglia a maniche lunghe. Il caldo improvviso (27 gradi in pieno autunno!) mi ha rovinato il giro in bicicletta. Stavo morendo di caldo! Per questo tipo di situazioni la soluzione migliore sono i manicotti e gambali, da tenere nella tasca posteriore della maglia e usare all’occorenza, tipo alla mattina presto o se dobbiamo affrontare una discesa lunga. Questi qui sotto sono quelli che uso io, che non sono molto professionali (li avevano regalati a mio marito quando partecipiò al Trittico del Ticino), ma svolgono bene la loro funzione. (quando li uso, ritorno agli anni ’80 e mi sento molto la protagonista di Flashdance, ma questo è un altro discorso…)

warmersassos-leg-warmersQuesti, invece, sono quelli che usa mio marito, di Assos, e sono sicuramente più  profesionnali. In questa pagina trovate in inglese, un’interessante recensione al propostio. http://www.cxmagazine.com/clothing-review-assos-legwarmers-armwarmers

GUANTI

Io, finchè posso, non uso i guanti e se lo faccio, utilizzo i guanti a mezze dita perché non sopporto avere caldo alle mani, ma alla fine dell’autunno (attorno ai 10° gradi) mi devo arrendere all’idea che fa freddo e che le mani sono esposte al vento…qui opto per questi guanti della North Wave, con membrana antivento.

 gloves

SCALDACOLLO

Personalmente ho dei problemi al collo e quando vado in bici in autunno preferisco tenerlo al caldo. Per questo uso lo scaldacollo.

neck-warmerAdesso siete pronti per affrontare l’autunno!

PS: se ho scordato qualcosa, aggiungete pure! Grazie!

Il biglietto di Natale ideale

Eccoci raffigurati tutti e quattro sul biglietto di auguri e il chiudipacco, che abbiamo fatto realizzare per il prossimo Natale!  W la bici!!!!

biglietti di Natale PineiderStampato a rilievo da matrice incisa a mano, da Pineider.