Rassegnati che dopo NON spiana. Salita dal San Gallo a Serle, senza preavviso.

Martedì 4 giugno.

Siamo al quinto allenamento su dieci con Cristina-la-donna-bionica.  Parto da casa alle 8 e 35 senza avere la minima idea di cosa mi aspetti. (anche perché altrimenti…col cavolo che ci sarei andata!) Dopo 10 chilometri arrivo all’appuntamento fresca come una rosa appassita.

Con fare del tutto normale, vedo che, anziché prendere la strada canonica verso Rezzato, Cristina gira la bici in direzione Botticino. Si volta verso di me e mi dice: “Dai vieni che stamattina saliamo di qui!“. Già il “saliamo” in sé e per sé mi fa paura. Quando poi vedo che ha tutta l’intenzione di farmi prendere una strada che mai mi sarei sognata di fare manco in auto, quasi svengo. Ma ancora non so cosa mi aspetta. E andiamo su, su, su, e ancora su. “Ma scusami Cristina, ma… quando spiana?” Lei pensa che io stia scherzando, ma quando realizza che davvero io non ho la più pallida idea del percorso, con una naturalezza disarmante mi dice “no, bella, qui non spiana un cazzo, sei fuori?” “Stai scherzando?” le chiedo quasi rantolando. “No, no, saranno 10 chilometri di salita quasi tutta al 6%. E con un pezzo al sette e oltre” “No, ma Cri, sei tu che sei fuori di testa! Di brutto!!! Non ce la farò mai!!! Fermi tutti, voglio scendereeeeeeeeeeeeeeeeeeee!“” ecco questo è quello che ho pensato, ma in realtà ho detto “ok“. (non per altro…meglio risparmiare il fiato)

Qui trovare l’altimetria, giusto per avere un’idea della salitina….

altimetria-serle

A circa metà della salita, quando la strada spiana, la Cri mi rassicura: “Adesso siamo arrivate…cioè siamo circa a metà, adesso è piatta, ma poi è al 7%…ma tranqui..quando sei a metà è fatta!” Sinceramente devo ancora capire questa teoria e ho il sospetto che non la farò mai mia!

Mentre io sto praticamente “tirando gli ultimi”, come si dice da queste parti, Cristina fa cose che noi umani che abbiamo da poco iniziato ad andare in bici, non faremo nemmeno tra vent’anni. Si mette, si toglie e si rimette la mantellina, ovviamente con una nonchalance tale che io non avrei nemmeno se fossi a piedi, telefona in tutta tranquillità, senza avere il minimo fiato appesantito da chilometri di salita…e nel frattempo pedala a manetta!

Quando manca un chilometro a Serle, con alle spalle altri 9 di salita, facciamo un incontro che mi fa “svoltare”. La Cri, al contrario di me, quando siamo in bici saluta tutti. Ma non con un normale “ciao”, un formale “salve” o un semplice cenno del capo. No, lei INTAVOLA VERI E PROPRI DISCORSI. Io non saluto, neanche con un super easy-evergreen-classicochenonimpegna “ciao!”, non per maleducazione, perché di solito sto per morire. Quindi anche oggi la Cri, come sempre inizia una conversazione con un signore che ci affianca a bordo di una mountain bike. Io, ovviamente, sto zitta. Lui fa delle domande per me incomprensibili sulla mia bicicletta, domande alle quali, anche a volerlo (e non volevo!), non avrei mai saputo rispondere. Domande sul cambio, sui freni, sulla circonferenza delle ruote. Loro parlano, parlano, parlano…e io pedalo per i fatti miei. Ad un certo punto incomincio ad inquadrare l’elemento…Inizia a dire che prima di fare la San Gallo Serle bisogna avere almeno 200 km nelle gambe. Allora la Cri gli dice che è la mia prima volta e che io ne ho già fatti 500 in poco più di un mese. Lui stenta a crederci. Allora lo chiede direttamente a me. Io mi limito ad annuire. “Sì però bisogna avere la forza, eh! io sono qui con voi e magari sembra che vada piano, ma dopo prendo una stradina, verso il castello di Serle che sale sale sale e che mai nessuno fa perché è difficilissima”. Metto a fuoco l’elemento: trattasi di tuttologo. Sto per raggiungere e superare il limite della sopportazione quando mi guarda e mi fa: “sì però per fare le salite bene, tu devi dimagrire eh!“. A quel punto, mi giro ed esce tutta la schiettezza e la brescianità insite in me e gli dico “secca e gnecca”: “se ero magra, stamattina stavo a baita.” E via di sprint finale in salita!!!!

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Grande soddisfazione in cima a Serle, non solo per la salita, ma  anche per aver seminato il tuttologo!

(è necessario lavorare sulla mia attrezzatura ed è ora che io impari a mettermi le lenti a contatto e elimini gli occhiali da Sciura Pina!) (vedi equipaggiamento)

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Vista da Serle

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Cri-ladonnabionica e io,dopo la salita San Gallo- Serle

imageGransissima soddisfazione, 50 km in totale, 654m di dislivello. Una volta tornate al parcheggio la Cri mi dice ciò che non mi sarei mai aspettata: “adesso che hai fatto questa, puoi tranquillamente affrontare la Maddalena“. Torno a casa pedalando felice. Non so se sia vero, ma mi piace pensare che sia così. E così sarà.

mappa serle

Brescia -Pontenove – Sincetta – Gavardo – Brescia

Bellissimo giro, fatto domenica 2 giugno insieme a mio marito, che mai era stato su gran parte di questi percorsi. Me la sono tirata tantissimo per averglieli mostrati io. Proprio a lui la cui frase classica è “ma dove ti ho portata?!”.

020613mappaSiamo partiti da Brescia verso Rezzato seguendo la strada provinciale, che la domenica è fattibile. Intendo senza che ogni tre secondi rischi che ti spianino. All’altezza di Virle, abbiamo imboccato la ciclabile Gavardina. Così come avevo già fatto con la mia amica Cristina alcuni giorni prima, all’altezza di Molinetto di Mazzano, quando la ciclabile si divide, abbiamo svoltato a destra, direzione Desenzano. Abbiamo attraversato il ponticello di Ponte Nove e abbiamo seguito il percorso, magnifico, della ciclabile attraverso Bagatte, Monteroseo e Sedena.

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All’altezza di Barcuzzi abbiamo svoltato a sinistra. (la ciclabile qui si divide, a sinistra per Salò- Puegnago a destra per Desenzano/Lonato).

Il panorama è davvero bellissimo. Campi di papaveri si alternavano a campi brulli, in lontanza le colline e sullo sfondo i monti ancora innevati. (O così mi sembrava…non vorrei fosse stata la sete!) Ah , ecco, diciamo che, per usuare un eufemismo, questa ciclabile, in questo tratto non pullula di fontanelle. Per essere diretti: manco l’ombra di una fontanella! Il percorso è un saliscendi continuo. Io approfittavo delle curve per sostare mezzo secondo e riprendere fiato, ben nascosta da mio marito, che, immancabilmente era più avanti. Il manto stradale è tenuto veramente, ma veramente male. Rami, pigne, sassi everywhere. Peccato perchè, come dicevo, il percorso in sè ed il paesaggio sono meravigliosi. Ho come l’impressione che questo tratto di ciclabile sia lasciato a se stesso. Si passa persino in un bosco! E’ incredibile come i profumi della natura cambino da un momento con l’altra, insieme al paesaggio.

(qui una piantina. A leggerla ora non ci ho capito assolutamente niente, ma magari voi ci riuscite!)

Si prosegue fino ad arrivare al castello di Padenghe, che, personalmente, non avevo mai visto ed è stata una piacevole scoperta.

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Abbiamo proseguito un poco sulla ciclabile finché alla località Sincetta abbiamo imboccato la provinciale 26 e, dopo una sosta caffè a Gavardo, abbiamo proseguito fino a casa. Da rifare!!!