Gira la ruota…100!!!!!!!!!!! Giro del Lago d’Iseo da Brescia

Gira la ruota, gira la ruota…100 100 100 100! 100!!!! Anzi per la precisione: gira la ruota della bici e 117 km! Sono veramente gasata della mia performance odierna!

100! 100! 100!

100! 100! 100! 117 km in una uscita! Oh yes!

Un passo indietro…ieri sera sono stata fino alle 2 AM a sistemare le foto di prime pedalate per Instagram, poi quando, sotto le coperte,  mi sono svegliata all’improvviso col cellulare in mano, ho capito che era ora di dormire, ascoltando la solita orchestra da camera: il suono melodioso del russare di mio marito. Alle 3 si sveglia mia figlia più grande, per il raffreddore: sangue dal naso. Molto bene.… Comincio ad avere il sospetto che sarà una notte lunga e tempestosa. Alle 3 e mezza torno a dormire. Mio marito, imperterrito, russa. Alle 4 si sveglia, piangendo, la piccola. E va avanti a piangere fino alle 5 e mezza. Prima ci accampiamo sul divano, in salotto, l’una accanto all’altra, con la copertina di Winnie the Pooh. Comodissima.…poi alle 6, quando ero riuscita, finalmente, a trovare la combinazione di Tetris perfetta, con un braccio sotto il suo cuscino e l’altro appoggiato al tavolino rosa dell’Ikea, che ormai campeggia nel nostro salotto, lei si sveglia e vuole andare nel lettone. Molto bene. Diciamo che se fosse stata una notte lunga e tempestosa, forse, sarebbe andata meglio.

Alle 8 la happy family è già attiva. Quando apro gli occhi e realizzo che è sabato e che ho promesso a mio marito che andrò con lui a fare il giro del lago d’Iseo, li richiudo, stringendoli fortissimamente, sperando che si tratti solo di un bruttissimo incubo.  Ma no. Mi tocca andare. Ho promesso a me stessa che oggi, per la prima volta nella mia vita, farò 100 chilometri in bici e ho promesso a lui che ce la farò. E io non voglio deludere lui, ma soprattutto me. Mi faccio il caffè e, nel rincoglionimento totale, mi dimentico di mettere lo zucchero e è talmente orribile, che all’improvviso, mi sveglio. Mio marito mi dice: “però che bello che finalmente tutte e due le bambine hanno dormito tranquille questa notte”.

Poi toglie dal frigo la sua colazione, che si prepara sempre, accuratamente la sera prima.

colazione-marito-e-io

Già dalla foto si evince quale dei due sia lo sportivo di casa nostra.

 Ci metto i canonici 5 minuti abbondanti per mettermi le lenti a contatto e mentre cerco di centrare l’occhio penso: “ma chi cazzo me lo fa fare, quando potrei tornare a letto o svaccarmi sul divano in pigiama?” ma è ora d’andare. Mi vesto, as usual, di nero, mi guardo allo specchio e, come sempre, sembro quella bellissima figa di Barbamamma, ma tant’è. Scendo in garage, con le mie scarpette coi ganci, che mi slanciano una cifra… appoggio la mano sulla bici, la passo sulla sella e mi ritrovo a dire “Ma ciaooooooooo!” .

HO PARLATO CON LA MIA BICI.

Lo giuro. Le ho dato il buongiorno e le ho detto che mi è mancata, e mi scuso per essere uscita, in settimana, con la mountain bike. La cosa più drammatica è che ho realizzato che questo non è normale, solo quando ho raccontato il fatto a una persona che ha commentato un mio post qui sul blog.

Partiamo da casa, direzione lago di Iseo. Il cielo è uggioso. Affianco mio marito e gli chiedo “ma non è che pioverà?”. Si tocca i maroni e poi mi risponde “no. Il tempo può solo migliorare”. Ok. Attraversiamo il centro di Brescia, che al sabato mattina, con il mercato, è ancora più bello del solito. Prendiamo Via Volturno e penso “sono una pazza, incosciente. Per una volta nella mia vita avrei potuto fare colazione, intendo una colazione decente, non solo il caffè, per di più amaro. Non ce la farò mai. Le gambe mi fanno già male, le sento pesanti, ho il solito formicolio al ginocchio sinistro. Ho sonno, ho fame, voglio tornare a casa!”. Mio marito si gira e mi chiede “tutto bene cucciolo?” Io sfodero il migliore dei sorrisi di circostanza “benissimo, amore!”

Attraversiamo Gussago e  Rodengo Saiano, poi svoltiamo a destra e saliamo verso Ome. Arrivati in cima, giro lo sguardo a sinistra come in cerca di qualcosa e vedo, tra il verde della Franciacorta, quella che era la casa di campagna di una mia cara amica che oggi non c’è più e mi pervade una tristezza infinita. Circondata dai vigneti, sono pervasa da ricordi, sopraffatta da riflessioni e pensieri, allora guardo il cielo in cerca di conforto ed è sempre plumbeo. E’ triste anche lui.

Passiamo accanto alle torbiere e arriviamo finalmente a Iseo, dove si comincia ad intravedere il lago. Continuiamo sulla strada che già avevo fatto la settimana scorsa, attraversiamo Paratico e, oltre al ponte, siamo a Sarnico, ormai in terra bergamasca. Già la settimana scorsa essere arrivata fino a qui mi pareva tanto. Se adesso mi soffermo a pensare che è proprio qui che inizio il giro del lago, mi viene da spararmi, quindi dico a me stessa che sarà facilissimo. E ho un potere di persuasione altissimo, perché ci credo!!!

Seguiamo un pezzo di ciclabile sul lungolago, che mi piace da morire. Il lago lì ha qualcosa di magico.

IMG_2101

Subito dopo lasciamo il lungolago e seguiamo la strada che lo costeggia appena più in alto. Mio marito mi aveva detto che lungo questo tragitto aveva visto degli alberi stranissimi e quando li vedo anche io, stento a crederci! E’ come se la radici crescano all’insù! Pittoresche, ma allo stesso tempo, le trovo molto inquietanti. Le foto non sono il massimo, ma la scelta era farle così o piazzarmi in mezzo alla statale ed essere spianata. Ho optato per la soluzione numero 1.

piante

Attraversiamo un paio di gallerie e sopravvivo alla paura solo per miracolo. Mio marito mi lascia andare avanti, ma mi sento in colpa perché stare dietro è molto più pericoloso. Lo amo anche per questi piccoli grandi gesti. Passa una moto e il rombo del motore fa un frastuono allucinante. Sento che le gambe mi tremano dalla paura. Non posso nemmeno chiudere gli occhi, altrimenti mi schianto. Incomincio a contare le pedalate per cercare di capire quanti metri possano mancare alla fine. Non ho messo le lenti fotocromatiche (anche perchè , vedendole nella scatola della Okley mi ero sempre chiesta a cosa servissero…da ciò si evince che è mio marito che si occupa minuziosamente del mio equipaggiamento. Fosse per me sarei ancora a quelli della Siura Pina) Ad ogni modo, le gallerie sono un vero incubo per me! Arriviamo a Tavernole bergamasca, da cui già si vede Montisola, che io, che abito a pochi chilometri di distanza, a 41 anni, non avevo mai visto!

Ad un certo punto sento che le gambe non vanno più, mio marito è ormai un puntino moltooooooooo lontano da me. Guardo l’altimetria sul mio Garmin e vedo che, in effetti, la strada è in salita. Una salita minima, ma si vede che i 40 km che ho già fatto, si sentono. E mi chiedo come farò a farne ancora un’ottantina…meglio non pensarci.

 Riva di Solto, Zù, passiamo attraverso il suggestivi Orridi di Castro e io comincio ad avere delle visioni… penso che sia arrivato il momento di mangiare una barretta energetica (fa mooooooooolto atleta!). Ovviamente la barretta l’ho scelta a caso al supermercato, è della Enervit, al magnesio o qualcosa del genere e, inaspettatamente è buonissima!

pausa-enervit

Ripartiamo e sento che sto riacquistando  le energie.

Ecco che mando un bacio al mio fotografo, mio marito.

Ecco che mando un bacio al mio fotografo, mio marito.

Arriviamo e superiamo Lovere per giungere, di nuovo in territorio bresciano, a Pisogne. Decidiamo di fermarci per un caffè.

Nel mio immaginario Pisogne era un posto lontanissimo dove, alle elementari mi portavano a castagne. E oggi, invece, scopro che è un paese affascinante, un piccolo borgo antico con un campanile bellissimo. (la foto è orrenda, ma, credetemi sulla parola)

pisogne

Così, una volta a casa, mi informo e scopro che la chiesta di Santa Maria della Neve, in centro al paese, ospita degli affreschi del Romanino. (qui trovate delle info)

Appena stiamo per attraversare il passaggio a livello, si abbassano le sbarre e , una vita dopo, arriva il treno. Che emozione! Si chiama treno dei sapori e, attraverso i finestrini, vedo tantissime persone sedute a pranzare. Pensa! Non lo conoscevo. (Se volete saperne di più, ho trovato questo sito.) Io sto morendo di fame, by the way.

Treno dei sapori, a Pisogne (BS)

Treno dei sapori, a Pisogne (BS)

In un bar sul lungolago, bevo, cioè assaggio, la Coca Cola alla spina più schifosa del mondo, una sorta di Spuma e Chinotto, davvero imbevibile! Mentre mio marito beve il suo cappuccino insieme alla mia Coca Cola, vado (molto agilmente…con le mie fantastiche scarpette con le tacchette e sempre vestita da Barbamamma, rigorosamente col casco perché mi dimentico sempre di toglierlo), a fotografare il porticciolo.

Porticciolo di Pisogne

Porticciolo di Pisogne

(ho pubblicato questa foto qui sopra ieri sull’account che ho creato due giorni fa su Instagram. Bene, dopo 10 minuti una tizia l’ha copia e spiacciata per sua, senza nemmeno avere l’accortezza e l’intelligenta di usare degli hashtag diversi dai miei. Che pena!)

Mega girandole sul porticciolo di Pisogne

Mega girandole sul porticciolo di Pisogne

Ora, io non vorrei essere spudoratamente di parte, ma sulla sponda bergamasca il tempo era nuvoloso, il lago sembrava “spento”, ora sta per uscire il sole. I pochi raggi che filtrano, si posano sulle barchette ormeggiate nel piccolo porto, sulla cui passerella sono piazzate tre girandole giganti colorate. Mi sembra all’improvviso di essere in un non luogo, in pace con me stessa. Ecco questa sensazione dura un nanosecondo perché è già tempo di andare.

Sto per ripartire e mi chiama Cristina, la donna bionica. Quando le dico che abbiamo fatto 60 km e che ce ne mancano altrettanti mi dice “:casso, Ari, allora sei già alla fine!” “no, Cristina” dico io, sono a metà! Lei incalza: “no, ma guarda che una volta che giri il culo per tornare, il più è fatto, ormai è come se tu fossi già a casa!”. Io non so che potere lei abbia, ma così come a metà della salita della Maddalena, quando ancora mancano 5 chilometri di salita che non molla mai, io ormai, dopo le sue parole, mi sento già in cima, anche adesso penso davvero che ce la farò tranquillamente, perché sono a metà!

Lasciata Pisogne alle spalle, si prende una ciclabile fantastica, che però è praticamente impossibile da vedere!!! A Vello, io stavo per entrare in galleria, quando, per fortuna, mio marito che era dietro di me (Sìììììììììììììììì!!! Era proprio DIETRO!!!) mi ha urlato di girare a destra, in una suggestiva piccola galleria riservata alle bici (suggestiva, ma per me, che soffro di claustrofobia, è, comunque un incubo. Un incubo suggestivo, ma un incubo!).

Vello

Vello

Da qui la ciclabile è una figata vera! È la vecchia strada, che è stata riaperta alle bici solo da poco, dopo 3 anni di chiusura, per frane. Mio marito mi ha detto che di domenica e, comunque, nella stagione estiva, si va pianissimo perché è piena di gente. Oggi non c’è nessuno, a parte il rumore del vento e delle onde del lago. Poesia pura.

"il marito"

“il marito”. Le rare volte che era dietro di me, lo fotografavo, per sottolinare il fatto!

A Toline questa magnifica strada finisce e si torna sulla provinciale. Si attraversano Marone, Sale Marasino e Sulzano. Mentre attraverso una piazza di Sulzano leggo su uno striscione sopra alla mia testa “SAGRA DEL CINGHIALE” e ringrazio Dio di essermi messa, nonostante i 21 gradi di oggi, i pantaloni lunghi. Con la mole e le gambe che urlano “ceretta, pleaseeeeeeeeeeeeee!” avrei rischiato di essere presa come testimonial! (qui trovate il calendario delle feste e sagre della Franciacorta)

Vista della sponda bergamasca, da quella bresciana

Vista della sponda bergamasca, da quella bresciana

Passiamo da Pilzone e i miei ricordi vanno indietro nel tempo. Un milione di anni fa ero proprio venuta nel piccolo porticciolo di Pilzone per girare un servizio. Il dramma è che non mi ricordo quale fosse l’argomento e sento che sto veramente perdendo i colpi.

Stiamo per entrare a Iseo quando davanti a me, in bicicletta si palesano i BEE GEES. Non ci posso credere! Da dietro: uguali!!! Li sorpasso e rimango senza parole! Sono due signore, sulla settantina, vestite da gara: maglietta e pantaloncini da super competizione ciclistica, con tanto di guantini a mezze dita, occhialoni anni 70 original e davanti a loro un personal trainer!! Mi-ti-che!!!

Io adoroooooooooooo andare in bici!

Intanto continuo ad osservare il mio Garmin. Non sono mai arrivata a 100 chilometri e prego il Signore di non bucare: non è mai successo in vita mai e non vorrei capitasse adesso, alla soglia del mio sogno. Allora incomincio a pensare: “se buco, la spingo a piedi finché non tocco i 100 chilometri, a costo di togliermi le scarpe per non rovinare le tacchette” e mi rendo conto che una vena di follia ha preso la residenza definitiva dentro di me.

A Iseo mio marito, tra il serio e il faceto, si gira (sì, si gira perché non mi ha più lasciata davanti…era stato un caso…) verso di me, indica a sinistra e mi chiede: “vuoi fare Polaveno?” mi limito a rispondere “va’, amore, va’!”

Ripassiamo da Ome. In quel preciso momento il mio Garmin mi segna che ho fatto 100 chilometri. Mi fermo per “festeggiare” e estraggo dalla mia tasca posteriore quello che uno mai si aspetterebbe:

Super poteri : a me!!!!!!!!!!!!

Super poteri : a me!!!!!!!!!!!!

 una fantastica barretta ai cereali e mele della Hipp, adatta ai bambini da 1 a 3 anni. Sarà che ero tutta galvanizzata, ma mi sembra mi abbia dato energia!

A Gussago ci siamo fermati per rinfrescarci alla fontanella e poi via verso casa. A Cellatica do veramente il meglio di me. Faccio 2 chilometri a 37 all’ora e stacco di brutto mio marito (super esaltata!). Appena inizia la salita della Fantasina, io annaspo e mio marito mi supera “a canna”, si gira e mi lancia uno sguardo accompagnato da un sorrisetto che mi hanno spezzato definitivamente le gambe.

Arriviamo a casa dopo quasi sei ore, e 5 ore e 10 di pedalata effettiva. Non sono stanca, certo non sono fresca come una rosa, ma davvero, non è stato difficile. Mi aspettavo di più. Più emozioni, più carica, paradossalmente anche più fatica.

Ho iniziato (anzi ri-iniziato) ad andare in bici a fine aprile, facendo, la prima volta 15 chilometri. Ad oggi ne ho fatti oltre 1600. Mai nella mia vita ne avevo macinati 100 in una sola uscita. Era il mio sogno. E, con impegno, costanza e sudore sono arrivata a oggi. Ma forse aveva proprio ragione Leopardi. O per lo meno, questo è stato il mio sabato del villaggio.

Ecco il mio percorso, casa-giro del lago d'Iseo-casa.

Ecco il mio percorso, casa-giro del lago d’Iseo-casa.

Prossima meta: 150km in un’uscita.

Attenzione alle chiacchiere in bici!

Stasera, al telefono con mia mamma:

A (io): “Domani, se tutto va bene, vado a fare il giro del lago d’Iseo in bici”.

O (mia mamma) : “Stai attenta…mi raccomando!!”

A: “Attenta a cosa???”

O: “No.. hem…è che ti ho vista una volta che passavi col rosso…”

A: “Mamma, ma cosa stai dicendo? Io non passo mai col rosso e poi, quando mi avresti vista?”

O: “Una mattina, in piazzale Arnaldo. Ero in coda al semaforo e ho visto benissimo che sei passata col rosso e volevo morire dalla paura”.

A: “Ma no, mamma! Ho capito a cosa ti riferisci! Quando vedo che a destra e a sinistra è appena diventato rosso, parto un nanosecondo prima che il semaforo diventi verde, per non essere spianata dalle auto in partenza, mentre sto agganciando le pedaline. Tranquilla! Comunque, scusa mamma…io ieri ho aperto un blog sulla bici, ti ho mandato il link. Potresti anche leggerlo!!”

O: “Io ho iniziato a leggerlo, ma sto male!

A: “In che senso, scusa?”

O: “Leggo che fai quelle cose lì e io ho paura!”

A: “Ma che blog hai letto? Quali cose? Cosa stai dicendo?”

O: “Ho letto che vai per quelle stradine…coi sassi…e poi che chiacchieri quando sei in bici! E io ho paura. Metti che se chiacchieri ti tirano sotto!”.

Ora, per fare uno esempio a caso di com’è sempre stata mia mamma..…quindici anni fa, in Nuova Zelanda, feci rafting  sulla cascata  Kaituna, che pare essere la più alta al mondo per il rafting commerciale, pur sapendo nuotare solo a rana (ma una di quelle rane super impedite!) e pochi giorni dopo mi buttai col paracadute, in tandem,  da 4600 metri, dopo avere avuto un corso di preparazione di forse, e dico forse, 3 minuti e mezzo, lanciandomi con i sandali ai piedi e senza casco sulla testa. Quando dall’altro capo della terra, chiamai mia mamma per raccontarle tutto ciò, lei era completamente esaltata per me. “Avrei tanto voluto fare anche io delle esperienze così emozionanti!” aggiunse.

Oggi, invece, è terrorizzata dalla possibilità che io schiatti perché “chiacchiero” quando sono in bicicletta.

La domanda ora sorge spontanea: è lei che è diventata improvvisamente una mamma apprensiva oppure ritiene che io, col tempo,  mi sia rincoglionita?

aggiornamento equipaggiamento – borraccia

Dopo l’uscita odierna con la mia amica Monica, urge un aggiornamento dell’equipaggiamento base, perché, sbagliando, ho dato alcuni elementi per scontati.

BORRACCIA: quando si parla di “borraccia” non si intende una tanica, nè, tanto meno una borraccia da alpinismo, in alluminio, con tanto di tappo.

 borraccia-monica

ma si intende una borraccia da bici come quella qui sotto.

borraccia bici

La borraccia è sicuramente l’accessorio per la bici che costa meno, ma risulta di vitale importanza, qualora faccia caldo e non ci siano fontanelle nei paraggi. (e le fontanelle mancano SEMPRE E SOLO quando fa caldo e si sta morendo di sete. Sì…la legge di Murphy si applica anche alla bici)

Ne esistono di diversi tipi e fattezze. Normalmente la scelta è tra due misure, piccola e grande, da 500 e da 750 ml. A volte hanno il tappo, che resta attaccato alla struttura della bottiglia, a volte no. Personalmente, data da mia minima esperienza, io utilizzo quelle senza tappo perché ci ho messo sei mesi ad imparare a sfilare e infilare la borraccia senza sfracellarmi al suolo e non oso nemmeno immaginare di impegnarmi ad aprire il tappo.

CURIOSITA’: la borraccia che è passata alla storia. Coppi-Bartali

Brescia – Gavardo – Brescia con Dora l’esploratrice

monica-dora

Troppi episodi di Dora l’Esploratrice fanno male!

Oggi, per la prima volta, sono io che “insegno” (le virgolette sono super d’obbligo) la bicicletta ad una mia amica. Monica vuole iniziare a pedalare. Abbiamo fatto qualche escursione due estati fa in Austria, con la bici a pedalata assistita e domenica scorsa è andata con suo marito sulla ciclabile della Franciacorta. Sa, e so, che presto si appassionerà. Mi ha chiesto se avessi voglia di andare insieme a lei e io sono certa che saprò trasmetterle l’amore e la passione che coltivo per questo magnifico sport.

Mi sembra quasi impossibile che oggi, proprio io che anni fa odiavo che mio marito al week end mi “mollasse” per la bici, oggi sia qui a spiegare a qualcun altro perché amo visceralmente la bicicletta, ma tant’è. Per me la bici rappresenta un’infinità di cose, una trasmette una marea di emozioni positive e ogni volta che ci salgo so che sarà speciale. E così è. Da sola, cosa che prediligo in assoluto, o in compagnia, la bici mi dà sempre qualcosa, e io in cambio, do il mio impegno, la mia fatica. Come ho già avuto modo di scrivere, stare in bici mi fa sentire un tutt’uno con la natura che mi circonda, sento di farne parte e di essere ricambiata. Mi capita di sorridere tantissimo in bicicletta. Apparentemente senza motivo. In realtà, perché sono felice. Sono riconoscente di poter andare in bici, di poter assaporare ogni singolo momento, da sola, seduta in sella, con le mani sul manubrio, guardo il cielo, le nuvole o il sole accecante, i campi arati attorno a me, gli uccellini appollaiati sui fili della corrente…le rondini che in gruppo volano in cielo, i papaveri rossi in campi verdi che sembrano infiniti, e ancora…il lago visto dall’alto che sembra un dipinto…adoro passare nelle strade di campagna, con casolari sparsi qua e là dove, almeno da lontano, sembra che il tempo si sia fermato e la mia memoria torna a quand’ero piccola e mio zio Cili mi portava, in piedi, sul suo motorino e andavamo in quella che allora era aperta campagna e oggi è prima periferia, a vedere i conigli!

Monica ed io ci dobbiamo incontrare alle 9 e un quarto a Sant’Eufemia, così io riesco a portare mia figlia grande a scuola, alle 8, torno a casa, mi cambio, preparo l’occorrente , gonfio le ruote e raggiungo lei, che, a sua volta, ma alle 9, porta sua figlia a scuola e, con la bici nel bagagliaio, parcheggia e mi aspetta pronta in sella. Cioè questo era il piano originale con calcolo dei tempi al nanosecondo. Ma…appena ho finito di gonfiare le ruote della bici, compito che di norma è affidato a mio marito il quale non si fida che me ne occupi io, controllo se ho tutto…Garmin acceso e al suo posto, sopra al manubrio ok, telefono connesso al Garmin ok, borraccia piena, ok, (anche la borraccia di norma la prepara mio marito, perchè non si fida…) casco in testa ok, mantellina e apri cancello nella tasca posteriore: ok. Sto per partire, con un paio di minuti di ritardo, ma noooo! mi suona il telefono, che avevo appena posizionato sotto alla mantellina. E’ Monica, che mi sta aspettando. “Scusa, non è che mi porteresti una maglia a maniche lunghe per favore?” io rimango un po’ interdetta dalla domanda, non solo perché ci sono 23 gradi, ma perché la sto raggiungendo in bici, dove potrei mettere mai una maglietta?  Lei continua “no, perchè ho il giubbino e una maglia ma è a mezze maniche”. (il giubbino????? io sto per partire con una maglietta a mezze maniche e null’altro nè sopra nè sotto!) mi limito a risponderle: “Monica, vuoi che ti vengano le rane sotto le ascelle?” ok, l’ho convinta. Non le porto la maglia e capisco che c’è da lavorare sul concetto di leggerezza, fondamentale per la bici visto che va a pedali e quei pedali li devi spingere tu, e soprattutto sull’equipaggiamento BASE di Monica!

Arrivo con cinque minuti di ritardo, anche perché non avevo calcolato che sarei uscita con la montain bike e non con la bici da corsa, con la quale vado più veloce. Arrivo al parcheggio, non la vedo e poi sento che mi chiama. La trovo seduta su un muretto, e indossa la tuta la ginnastica. “Ma come? non sei pronta?” Le chiedo stupita dopo che da casa mia a Sant’Eufemia ho fatto la media dei 22/h per essere puntuale!  Dice che non aveva trovato parcheggio…e intanto io mi domando perché mai si sia messa la tuta la ginnastica sopra ai pantaloni da bici…ma sorvolo. Poi vedo (ORRORE!) uno zainetto fucsia e il mio pensiero rifiuta che possa pensare di portarlo con sè. Mentre sto riflettendo tra me e me, e mi sto chiedendo se lo zainetto UGUALE IDENTICO A QUELLO DI DORA L’ESPLORATRICE verrà riposto in auto, la mia amica mi guarda e mi fa: “ho preso lo zainetto perché così mi porto un po’ i cose”. Ma, di grazia, cosa mai potrebbe portarsi nello zainetto alle nove del mattino per andare su una PISTA CICLABILE A UNA MANCIATA DI CHILOMETRI DA CASA????? Neanche la mappa di Dora potrebbe, quindi, essere necessaria!  Ed ecco la risposta che non ti aspetti :”LA BORRACCIA”  Ora, a meno che abbia una tanica, francamente, uno zaino per una borraccia mi sembra quell’attimo esagerato. Solo dopo una decina di chilometri scoprirò che ha con sè una borraccia DA MONTAGNA!!!! cioè quelle proprio da escursionismo, in alluminio, pesante, e con tanto di tappo che si svita!!!. Se prima avevo il sospetto ora ho la certezza che bisogna lavorare sull’equipaggiamento di Monica. Partiamo. Io la Monica, la sua bici “de Carlo Godega”, che non è nè mountain bike, nè da corsa, e nemmeno city bike, con tanto di ragnatele, e con la sella più rigida del mondo e, ovviamente il suo zaino fucsia.

Attraversiamo Sant’Eufemia (dove ci sono sempre più autobus che macchine, oppure sono io che ho la sfiga di incontrarne sempre una marea), e al semaforo di Caionvico svoltiamo a destra per raggiungere Rezzato. La Monica, alla svolta a sinistra per Rezzato, si ferma per far passare le auto che avanzano dietro di lei (e quando dico le auto intendo: tutte le auto della provinciale avvistabili a vista d’occhio umano) . Bisogna lavorare sul fatto che è più pericolo fermarsi all’improvviso a destra, che sporgere il braccio a sinistra, indicare che si sta per svoltare, e andare. Attraversiamo Rezzato e la lasciamo alle nostre spalle, per arrivare a Virle. Subito dopo la chiesa, attraversiamo la strada (cioè veramente io, che sono dietro, dimentico di dire alla Monica che bisogna svoltare…) e andiamo a prendere la ciclabile. Il cartello è dall’altra parte della strada e indica Salò/Desenzano. E’ marrone, come tutti quelli che indicano la pista ciclabile. Non potete non vederlo.

IMG_2025250913Imbocchiamo, così la ciclabile e proseguiamo fino a Gavardo senza sosta. La Monica vede la scritta “Chiosco” e spera in un caffè, ma no! Regola numero 1: prima di aver fatto almeno 40 chilometri non ci si ferma! Siamo qui per pedalare. Il tempo non è dei migliori, ma è comunque, almeno per me, l’ideale. Nuvoloso e con una leggerissima brezza. Peccato che il cielo sia grigio, altrimenti sarebbe proprio perfetto. Il panorama è comunque, molto piacevole. Il fiume oggi puzza, ma va beh…non si può avere tutto. Visto che questa mattina potevo permettermi di andare piano, mi sono fermata a fotografare qua e là, paesaggio, cartelli stradali e zaino di Monica-Dora-theexplorer compresi.

20379_297x176

IMG_2021

“Dove andiamo?” “Sulla ciclabile, con la bici” “Dove andiamo?” “sulla ciclabile” (sottofondo: Dora, Dora, Dora l’esploratriceeeeeeeeeeeeee!”

IMG_2018IMG_2017Arrivate a circa 3 chilometri da Gavardo, per evitare di dover scendere e spingere la bici a mano, visto che alla fine la ciclabile è vietata ai ciclisti (?!?!?!?),  abbiamo svoltato a destra prendendo, così , la strada parallela alla ciclabile, dall’altro lato della tangenziale. Bellissima strada, percorsa da nessuno, che vi consiglio.

IMG_2019 Mentre pedaliamo immerse nel verde, improvvisamente alla Moni viene in mente che sarà utile fare un massaggio dopo tutti questi chilometri e cosa fa? tira fuori il telefono e chiama la palestra!  BISOGNA LAVORARE sulla concentrazione e sull’uso del cell in bici!!!

La cosa si fa lunga e ne approfitto per fare una foto a noi due e per documentare l’uso del cell, a futura memoria!

Monica io e il terzo incomodo

Monica io e il terzo incomodo

All’altezza di Prevalle abbiamo lasciato la strada di campagna, ci siamo immesse sulla provinciale, girato a destra in via Fucine e ripreso la ciclabile. Monica, bardata come se fosse pieno inverno, con giubbino antivento da montagna, zainetto di Dora, con borraccia in alluminio incorporato, scarpe da ginnastica e bici de Carlo Codega, dà i primi segni di stanchezza e mal di sedere, ma tiene botta. Riesce a fare almeno 1 chilometro a 20 all’ora, che, come prima volta e soprattutto col mezzo a disposizione, non è per niente male! Per far andare un po’ la gamba, le propongo di mollare la ciclabile e prendere la provinciale che da Mazzano porta a Virle. E così facciamo. Le dico di attaccarsi alla mia ruota così che possiamo aumentare un pochino la velocità. Raggiungo i 26 all’ora, mi giro e non c’è più. Ok, ho esagerato. Ma Monica non si lamenta. Si vede che le piace! Sono sicura che presto, forse prestissimo, anche lei si innamorerà, come me, della bici. Entriamo a Virle verso Rezzato, dove la ciclabile va contromano. Giuro. Già la strada è piccola, una sola carreggiata, e la ciclabile scorre a destra, nella direzione opposta alle auto. Ora, già a Brescia se vai in bici, di norma, l’automobilista bresciano ti odia. Così, a prescindere da tutto. Se poi ti vede arrivare “al contrario”, ti va di culo se non prende la mira per centrarti in pieno. Arriviamo quasi in centro a Rezzato e un simpatico coglione, non curante minimante del fatto che noi stiamo passando in bici, cosa fa? Parcheggia il camioncino delle consegne SULLA CICLABILE, a dieci metri da noi che stiamo per arrivare proprio in quel punto e, ovviamente, non possiamo andare nella corsia delle auto in contromano!  io, che nella vita “normale” non litigo praticamente mai con nessuno, un po’ per scelta di vita, un po’ perchè non sono capace di litigare, quando sono in bici e noto la maleducazione degli automobilisti nei confronti dei ciclisti, mi trasformo e do il peggio del peggio del peggio di me. Così non posso esimermi dal mandare affan.. il guidatore del furgoncino, che nella sua lingua, ha ricambiato con altrettanto affetto.

Monica deve essere rimasta allibita dal mio comportamento, ma, ragazzi! questa è una giungla…una lotta per la sopravvvivenza in sella!

Dopo due ore dalla partenza, siamo tornate al parcheggio di Sant’Eufemia. Siamo sorridenti e soddisfatte. Monica è felice.

Mentre lei carica la sua bici in auto, io riparto verso casa con la mia e nel tragitto già penso alla nostra prossima uscita.