A Londra con bambini piccoli. Guida alla sopravvivenza dei genitori!

(English version here)

Heilà! sono ancora viva! E ritorno con un post che nulla ha a che vedere con la bici, perché da quando mio marito mi ha “consigliata” di mollare la bici da corsa fino a primavera a vantaggio della mountain bike, che io non amo (eufemismo!), mi sono concentrata su altro. In particolar modo sul camminare, che mai avevo fatto prima. In meno di un mese ho percorso 260 km a piedi, e devo dire che mi piace da morire! Tra una camminata e l’altra, sono andata a Londra con le mie bambine per due giorni ed è di questo che vi voglio parlare, visto che un po’ di amiche mi hanno chiesto suggerimenti in merito. Ed eccomi qui. Era la quarta volta che andavo a Londra con la più grande e questa volta ho portato anche la piccolina, e senza passeggino!! Una pazza, forse, ma amo il brivido! 😉 A parte il piccolo particolare che il primo dei due giorni di vacanza, mia mamma, che era con noi, a Hyde park è caduta, si è fratturata l’omero e lacerata il muscolo e, che, come tutte le mamme, con una forza stoica, non ha fatto una piega, il viaggio è andato benissimo. Quindi ecco qui dei mini consigli pratici per chi ha coraggio da vendere e vuole andare a Londra per un week end con bambini piccoli.

Partiamo da un assunto fondamentale: io sono capricorno ascendete Vergine, quindi sono una rompimaroni perfettina e prima di un viaggio, soprattutto con bambini, mi informo su tutto, ma proprio su tutto il possible, orari dei musei ed eventuali attività per bambini (basti dire che ho fatto pure la tessera al Natural History Museum, online), offerte dei ristoranti (iscritta a Bookatable.com), piantina della metro stampata nell’hard disk della mia memoria, fatto la tessera frequent flyer della British Airways, stampato i coupon di Madame Tussauds a metà prezzo, studiato le trame di tutti i musical possibili ecc ecc…poi non fa nulla se, immancabilmente, tutti i miei piani per un motivo o per l’altro vengono stravolti, io devo fare un piano!

survival-kit

Survival kit: documenti, porta documenti Pineider, agenda Moleskine edizione speciale Londra, con mappe, tessere di ogni cosa, Harrods compreso…

Prima di tutto, perciò, ho stilato una lista dei desideri delle mie figlie. La più piccola, non ancora 3 anni, alla domanda: “Cosa vuoi fare a Londra?” ha risposto “essere a Londra”. Molto bene, non fa una piega. La grande, sei anni, aveva già il suo itinerario in mente: Rainforest cafè, Build-a-bear shop, Hamley’s e Harrods. Quindi mi sento di suggerire che questi quattro posti sono fondamentali per il divertimento dei bambini.(un po’ meno per noi adulti)

Ma andiamo con ordine.

Il mio consiglio prima della partenza è quello di acquistare, se siete dei grafomani come me, un’agenda Moleskine dedicata a Londra. E’ molto comoda perché nelle prime pagine ha la mappa della metro e le piante delle zone principali della città, poi delle pagine vuote e alla fine, dei classatori che suddividono le pagine per tema (ristoranti, hotel ecc). Io poi viaggio con un portafoglio enorme di Pineider, che è una specie di portadocumenti, in cui ci sta tutto, ma proprio tutto, dalle carte di credito, ai fogli A4 ripiegati, con tutte le eventuali prenotazioni, le carte d’imbarco, le banconote inglesi, che sono più grandi delle nostre, e la moneta.

Prima di prenotare l’albergo, scegliete la zona in cui vorrete muovervi. Per quanto mi riguarda, i primi anni prendevo un albergo a South Kensington, un po’ perché conciliavo i giorni di svago con mia figlia, con i miei appuntamenti di lavoro in quella zona, e un po’ perché quella è in assoluto la mia area preferita di Londra e poter andare a correre al mattino tra le vie di Chelsea e South Kensington, fino ad Hyde Park e ritorno, equivale per me al paradiso. Questa volta, avendo con me anche la mia piccola di non ancora 3 anni, ho optato per Covent Garden, dove la sera a piedi si possono tranquillamente raggiungere ristoranti, cinema, e teatri, fino a Piccadilly Circus o a Leicester Square.

Per prenotare l’hotel, dopo essermi studiata per giorni e giorni le offerte su Booking.com, e averne controllate altrettante su Trivago.com (che permette, selezionando una zona o un hotel, di vedere le migliori offerte di tanti siti), ho scritto direttamente all’hotel che avevo scelto per vedere effettivamente quale tariffa mi facessero e mi hanno fatto un’offerta inferiore a quella pubblicata sul sito. Quindi ve lo consiglio, mandare una mail non costa nulla…

Il volo. Personalmente ho mollato la Ryanair da tempo perché il gioco non vale la candela. Dopo aver utilizzato, quando lavoravo a Roma, Ryanair due volte la settimana per circa 4 anni, credo di avere esaurito tutta la pazienza necessaria ad essere trattata come del bestiame, quando, invece, sto pagando un servizio! Quindi ora la evito come la peste e se vado a Londra opto sempre e solo per la British Airways, che ha, comunque, delle tariffe super convenienti (basta tenere d’occhio il sito e prenotare con un po’ di anticipo. Ho pagato circa 90 euro tra andata e ritorno, senza costi aggiuntivi) Il mio suggerimento è , se viaggiate solo per pochi giorni, in gruppo, e con bambini, e non avete necessità di avere una valigia a testa, di prendere alcuni biglietti solo bagaglio a mano e altri con valigia, di modo che possiate pagare ancora meno. Il sito dà anche la possibilità di scegliere i posti al momento della prenotazione o al check in online, a pagamento. Se prenotate biglietto aereo e hotel nello stesso momento, sempre sul sito della BA, potete trovare interessanti offerte con sconti relativi all’albergo. (io non l’ho fatto) Se fate, online, la tessera (gratuita) della BA, e viaggiate spesso potete accumulare punti per poi avere biglietti e/o sconti vari. Io sono una tessera-addicted. Poi, in realtà, non so neanche a cosa mi possa servire averla, ma DEVO avere la tessera!

http://www.britishairways.com

Trasporto aeroporto- albergo

Alcuni anni fa ho scoperto una compagnia di taxi fantastica. Fanno servizio solo da/per gli aeroporti. Si chiama BA trasfer e, per la mia esperienza, lavorano benissimo. Puntuali, attenti, con furgoncini (noi siamo sempre stati in 5/8 persone) puliti e ordinati. Il costo (andata e ritorno per 6 persone da Gatwick all’hotel in centro di Londra) è di circa 140 pound, da dividere. Se si ha la tessera (perché ovviamente io ho la tessera)…c’è il 5% di sconto. Se si considera il costo del trenino che se uno viaggia con Ryanair poi deve prendere da Stansted, sommato a quello della metro e dell’autobus, più lo sbattimento immane, con i bambini e le valigie…ne vale la pena.

http://www.batransfer.com/

Veniamo ora a cosa fare effettivamente con i bambini piccoli a Londra. Prima di partire, vi stra consiglio di visitare

http://www.visitlondon.com/things-to-do/activities/family-activities

http://www.timeout.com/london/kids

così che siate informati, in tempo reale, su ciò che Londra offre per i bambini nel periodo prescelto. Vi sconsiglio vivamente, come invece, come feci io l’anno scorso, di andarci durante l’Autumn break: in incubo! Questo periodo, vicino al Natale, invece, è meraviglioso.

Le cose, secondo me, imperdibili da fare, per rendere indimenticabile il soggiorno per i vostri figli piccoli, in questo periodo sono: Hyde Park Winter Wonderland

http://www.hydeparkwinterwonderland.com/

wonderland

la ruota panoramica gigante al WinterWonderland ad Hyde Park

Dalle 10 del mattino, alle 10 della sera, in Hyde park, avrete la possibilità di visitare un parco divertimenti fantastico. All’entrata vi daranno una piantina del parco (disponibile anche in tutti i baracchini dove vendono i biglietti delle attrazioni) e poi per ore e ore e ore potrete lasciarvi intrigare da ruote panoramiche, giochi di specchi, tiro a segno…fare la foto con Babbo Natale, che darà anche un piccolo regalo ai vostri figli, andare al circo (ce ne sono ben due), pattinare sul ghiacchio, salire sulle montagne russe, andare con il trenino…davvero un wonderland!

Winter Wonderland Hydepark

Una delle innumerevoli giostre classiche al WinterWonderland

Ai botteghini si cambiano i soldi in buoni cartacei , che poi vengono utilizzati per le attrazioni. Alcune attrazioni si possono prenotare tramite il sito, il che non è male perché così vi risparmiate la coda in loco. Vi consiglio di coprirvi tantissimo perché si gela. I bagni, anche con fasciatoio, sono comunque, riscaldati, ma sappiate che l’acqua per lavarsi le mani è freddissima.

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Hyde Park

Vi consiglio di uscire dal Winter Wonderland, dalla parte che dà sul parco. E’ meraviglioso e sicuramente i vostri bambini saranno affascinati dagli scioiattoli!

Non lontano da Hyde Park, non potete perdere il Natural History Museum e proprio di fronte a questo, il Science Museum.

Il primo (http://www.nhm.ac.uk/), per altro, in questo periodo e fino al 5 gennaio ospita, al suo esterno, una pista da pattinaggio di 1000 metri quadrati, meravigliosa.

Sul sito, oltre a programmare, la vostra visita (il museo è gratuito come tutti i musei pubblici a Londra), potrete, seguendo le istruzioni, fare da casa delle interessantissime attività scientifiche insieme ai vostri bambini.

Prima di andarci non perdetevi questa pagina: http://www.nhm.ac.uk/visit-us/parents-survival-guide/index.html, una guida di sopravvivenza per i genitori che accompagnano i propri bimbi al museo con consigli utilissimi, dagli orari per i laboratori scientifici per bimbi dai 7 anni, al link verso le pagine con le attività più interessanti. Il museo apre alle 10 e chiude alle 17.30

Il Science Museum, si trova dall’altra parte della strada ed è, secondo la mia esperienza, adatto ai bambini un po’ più grandi. Io ci sono andata solo con la grande perché sapevo che la mia piccolina non sarebbe stata interessata e tutti i filmati in programmazione, in 3 D sono, comunque, per bambini dai 5 anni in su. http://www.sciencemuseum.org.uk/

Gli orari: dalle 10.00 alle 18, e l’ultima entrata è alle 17.15.

Altro museo che normalmente ai bambini piace tantissimo, che si trova distante da qui, a Covent Garden, è il Londonl Transport Museum. http://www.ltmuseum.co.uk/

Il museo in questo momento ospita, per la celebrazione dei 150 anni della metropolitana di Londra, una serie di attività dedicate ai bambini e alle loro famiglie, che vanno dalla storia vera e propria, alla costruzione di mezzi di trasporto grazie a “make and take”, offerto dal museo. L’entrata per i bambini è gratis fino ai 16 anni e costa 15 pounds per gli adulti. Il biglietto vale per un anno intero.

Se andate a questo museo, non potete evitare di passare davanti al BUILD-A-BEAR SHOP e non è escluso che questo diventi per voi il vostro peggiore incubo per le volte successive in cui andrete a Londra con i vostri figli piccoli. Cioè…io la prima volta ne ho subìto il fascino, la seconda ho cominciato a non sopportarlo, la terza e la quarta ho capito che ormai io lo odio!!! Però, cosa non si fa per vedere i propri figli sorridere? Ah, prima che mi dimentichi: fate la tessera del negozio prima di acquistare! Ci sono sempre un sacco di promozioni se si possiede la tessera. (l’ho detto che sono una tessera-addicted, no? Ecco, non scherzavo!)

http://www.buildabear.co.uk/

Vi consiglio di andarci verso sera quando state per tornare in albergo perché è praticamente IMPOSSIBILE che non usciate dal negozio con almeno un orso, che vi consegnano dentro ad un pacco a forma di casetta, MOOOOOOOOOOOOOOLTO ingombrante e prima che mi tiriate delle maledizioni per avervi consigliato questo posto, mentre salite sulla metro o su un cab, con questo armamentario…sappiate che io ve l’ho detto con largo anticipo!

Al Build-a-bear shop funziona così…entri e alla tua sinistra ci sono un sacco di pupazzi, o meglio, il corpo del pupazzo, non ancora riempito di gommapiuma. Quindi come prima cosa il bambino sceglierà che tipo di pupazzo vuole creare…dall’orsetto al coniglio, da hello Kitty a quant’altro…(e già qui passano 5 minuti abbondanti). La fase successiva è scegliere la musichetta, se si vuole, ma già vi dico che i vostri figli lo vorranno eccome!, da piazzare all’interno del pupazzo (o sul braccio o sul tronco). C’è, infatti un tavolo che riporta mi pare 12 bottoni, che suonano 12 diverse musichette, che mi sono sembrate 12 mila, e una volta scelta la preferita, si prende dal cassetto con il numero corrispondente, il meccanismo di plastica che la riproduce. MA ATTENZIONE: (GRANDISSIMO DRAMMA FAMILIARE!) a noi è capitato che nei cassettini le musiche non corrispondessero al numero prescelto, quindi onde evitare di rifare la fila (sì, sappiate che c’è SEMPRE la fila), controllate bene la musichetta, una volta scelta.
Poi si passa al cuore, ebbene sì, un aggeggino che fa da cuore pulsante. Come avete fatto a vivere fino ad oggi senza? Se non altro qui non c’è la scelta, il cuore è uno solo. Rosso per tutti. Infine (sembra passata una vita, ma tutto ciò si svolge lungo 30/40 centimetri di spazio), si raggiunge la ragazza che come lavoro fa la riempitrice di pupazzi. In una macchina, devo dire affascinante, girano, sospinti dall’aria, miliardi di pezzettini di gommapiuma,e, una volta infilato il corpo del nostro orsetto, su un tubo, il vostro bambino (dopo aver risposto alla domanda: lo vuoi morbido morbito o un po’ teso?) pigerà con il piede la pompa che andrà a riempire il corpo del pupazzo. Un’altra ragazza poi lo cucirà. Ah, dimenticavo. Anche qui si può mettere un altro cuore, questa volta di stoffa. (va da sé che ogni optional ha un costo). Infine, il vostro bambino porterà il pupazzo nella zona pettinatura, quindi lo spazzolerà e lo renderà pronto per essere vestito. Certo, perché pensavate, illusi, di portarlo fuori dal negozio tutto nudo? Ed ecco che i restanti metri quadrati del negozio (i 9/10 del negozio!!!) sono super pieni di milioni di tipi di vestiti e gadget vari…scarpe, pantofole, pattini e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente…persino parrucche e archi di Merida. (sì, noi abbiamo un pupazzo azzurro con tanto di parrucca rossa e arco con frecce. Praticamente un Drag Queen bear!)

Quando, esausti, raggiungerete la cassa, la ragazza vi domanderà se volete il certificato di nascita. Se avete finito la pazienza, ve lo sconsiglio vivamente. Purtroppo mia figlia grande è bilingue e quindi non ho avuto scampo….e non ci siamo fatte mancare nemmeno il certificato di nascita dell’orso. Questo la prima volta. Le volte successive le ho promesso che saremmo andate solo a patto di non fare la coda per il certificato e di non comprare il passaporto per l’orso perché, come aveva visto la prima volta, poi all’aeroporto non gli avrebbero chiesto i documenti!!!

Usciti dal Build-a-bear shop, GIRATE SUBITO a sinistra!!!! Se faceste l’errore di girare a destra, vi imbattereste subito nel DISNEY STORE. Dopo non dite che non ve l’avevo detto!!!

Ok, ora che avete evitato il Disney Store, se siete a Londra con i vostri piccoli, non potete, proprio non potete evitare di andare da Hamley’s. Se il Build-a-bear shop vi è sembrata una mission impossible, sappiate che Hamley’s è molto, molto peggio. Vi consiglio di andare solo ed esclusivamente se avete dei bambini che sanno limitarsi e se voi siete capaci di dire di no. Questo perché Hamley’s sono 4 piani solo ed esclusivamente di giochi e giocattoli. Vale la pena vederlo. E sfido chiunque ad uscire a mani vuote.

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La regina Elisabetta, costruita con i mattoncini Lego, nel negozio Hamley’s in Regent Street

Lì vicino, in una trasversale di Regent street, in princes street, c’è una pizzeria/ristorante italiano, dove la pizza è fatta nel forno, il personale e i proprietati sono italiani e i bambini sono super ben accetti. Il servizio è veloce e sono tutti estremamenti gentili. Si chiama  Remo e si trova al 2 di Princes Street. http://www.barremo.me/

Altro posto che per noi è una tappa fissa, è l’M&m’S world in Leicester Square. Anche qui 4 piani di stronzate…e anche qui è impossibile uscire senza avere acquistato qualcosa. Nel nostro caso, un’immensità di cioccolata. Le M&M’s sono rinchiuse in mega cilindri verticali, suddivise per colore e per tipo (cioccolato e nocciolina, cioccolato e riso soffiato e solo cioccolato).

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M&M’s world in Leicester Square

I commessi sono comunque gentilissimi e nel caso i vostri figli abbiano riempito troppo i sacchettini, (e sappiate che succederà!) sono pronti svuotarli.. Al piano inferiore c’è pure il laboratorio delle M&M’s…..ve lo sconsiglio. Si fa una coda infinita, dopo aver scelto su un tabellone, le proprie m&m’s e la forma della confezione ecc ecc, per attendere la propria confezione e sinceramente credo proprio che non ne valga la pena.

m&m's world in Leicester Square

Le M&M’s versione Beatles

Altra tappa ben poco culturale ma che ai vostri bambini piacerà moltissimissimo è il RAINFOREST CAFE’. In alta stagione, vi consiglio di prenotare attraverso il sito perchè, nonostante il posto sia immenso, potreste fare una coda infinita e comunque nel periodo natalizio molto spesso ci sono party privati, quindi meglio dare un occhio per controllare che il ristorante sia aperto al pubblico http://www.therainforestcafe.co.uk

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Dentro al Rainforest Cafè a Piccadilly Circus

Ormai il Rainforest cafè è uno dei miei incubi londinesi, sogno ancora di notte il barrito dell’elefante e i suoni dei tuoni nella foresta tropicale, ma dopotutto si mangia bene (consiglio l’antipasto messicano con le Lava Nachos e poi il cheesburgher e la pizzza, che è piccola, per i bambini). Gran parte del personale è italiano, quindi se non parlare inglese, siete comunque a posto.

Non lontano dal rainforest cafè c’è il Ripley’s believe it or not. E’ carissimo e secondo me non ne vale esattamente la pena, e infatti non ci siamo andati, ma sicuramente ai bambnini piacerebbe moltissimo. Online si risparmia sull’acquisto dei biglietti. http://www.ripleyslondon.com . Se siete arrivati lì, alzate lo sguardo ora e ammirate come hanno addobbato Piccadilly Circus. Cupido è chiuso in una boule à neige di vetro. L’ho trovato fantastico!

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Il cupido di Piccadilly Circus, per l’occasione natalizia, richiuso in una enorme Boule-à-neige

Spettacoli

Se avete un bimbo sotto i 4 anni è difficilissimo trovare spettacoli dove anche loro possano essere accettati. Noi questa volta abbiamo trovato lo spettacolo The Showman, al Peacock Theatre ed è stato molto carino.

Se i vostri bimbi sono più grandi, vi consiglio, prima di partire di dare un’occhiata a Time out, come ho scritto all’inizio e acquistare i biglietti online, normalmente dal sito del teatro direttamento o su http://www.ticketmaster.com/, se si è in alta stagione. (ricordatevi che spesso, se acquistate online bisogna arrivare 10 minuti prima per ritirare il biglietto vero e proprio alla cassa) Se invece è bassa stagione, potete prenderli o direttamente alla biglietteria del teatro la mattina stessa (li trovate pure scontati) o in uno dei botteghini in Leicester square dove normalmente hanno i prezzi migliori. Se siete dei perfettini come me, vi consiglio questo fantastico sito che non solo vi mostra la piantina dei vari teatri, ma vi dà suggerimenti intelligenti sui posti migliori: http://www.theatremonkey.com

Cambio della guardia.

Se non piove, non potete perdere (cioè io l’ho perso, ma sarebbe bello non perderlo ecco!) il cambio della guardia. Guardate qui per vedere a che ora inizia, ma soprattutto i giorni in cui c’è e non c’è. http://www.changing-the-guard.com/dates-times.html

Già che siete in zona, una camminata nel Saint James’ Park coi vostri bimbi non potete non farla. E’ fantastico.

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I colori dell’autunno a Saint James’ park

E già che ci siete camminate fino a Trafalgar Square. Se non avranno voglia di ascoltare la storia della battaglia o di Nelson, sicuramente apprezzeranno il gallo blu!!

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Il gallo blu che campeggia a Trafalgar Square

Cosa ho scordato? Beh sicuramente il London Eye, sul quale io non sono andata perché mia figlia soffre di vertigini, ma che a detta di tutti è meraglioso.

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Il London Eye

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Tower Brigde visto all’alba durante una mia corsa mattutina lungo il Tamigi

..o ancora, i gioielli della corona, dove ho portato una votla mia figlia, ma era più interessata alla vista del Tower Bridge…Madame Tussaud’s, lo zoo di Londra, e sicuramente tantissime altre attrazioni.Ma in due giorni non si può fare tutto! lasciare qualcosa da vedere sarà l’occasione per tornarci ancora!

Buon viaggio!

PS. Per gli amanti della bici ho trovato questo: london-cyclists

Come si può amare la mountain bike?

My mountain bike

Stamattina con la mia mountain bike, sulla ciclabile

(English text here)

Non è, la mia, una domanda retorica, né, tantomeno, una provocazione. Vorrei proprio capire!

Ieri mattina ho ripreso la mountain bike perché la ciclabile che percorro normalmente è un manto di foglie. Bello, per carità, ma super pericoloso per la bici da corsa. Negli ultimi due giorni, poi, è piovuto tantissimo, quindi è un manto di foglie bagnate. Non il massimo.

La mia uscita è iniziata con l’incontro inatteso con la Morte che mi si è paventata appena uscita dal centro cittadino. Stavo percorrendo la ciclabile che fiancheggia la strada, lungo Viale Bornata (una ciclabile praticamente inutile, by the way)  quando un Simpatico Coglione, sul suo furgoncino, ha deciso di curvare all’improvviso  verso il benzinaio, tagliandomi di netto la strada. Sicuramente se avessi avuto la bici da corsa, ora non sarei qui a scrivere…. Ho stretto i freni più che potessi e sono finita a credo 5/6 millimetri dalla portiera del suddetto  SC. Mentre frenavo ho  urlato come una pazza per la paura e il tipo ha inchiodato, poi tranquillamente è andato avanti. L’ho guardato bene in faccia e lui non ha fatto una piega. Inutile dire che non mi ha neanche chiesto scusa. Per i 2/3 chilometri successivi non sono riuscita a procedere ad una velocità decente perché avevo le gambe che mi tremavano.

Quindi, ok, presa da un altro punto di vista, potrei pensare che la mountain bike mi ha salvato la vita, il che non è malaccio.

Ma tutto il resto?

In 30 chilometri percorsi (normalmente ne faccio 50 nelle uscite  infrasettimanali, ma ero troppo scazzata e a 15 ho girato la bici e sono tornata indietro) non ho mai superato i 25 all’ora, neanche sulla Gavardina, dove di norma raggiungo i 35. La bici mi sembra, o forse è, strapesante. Ho sempre l’impressione di dover accorciare, quando non c’è più niente da accorciare e, come una pazza, continuo a cambiare per poi tornare alla marcia iniziale.

A metà Gavardina, non ne potevo più. Ho lasciato la ciclabile e ho preso una via laterale. Ho poi proseguito fino a casa sulla provinciale. E più pedalavo lì, più mi davo della stupida perché sicuramente sul manto di foglie sarebbe stato meglio che sul cemento della provinciale! Ma tant’è. Ad un semaforo di Molinetto mi è passato davanti un gruppo di quattro ciclisti sulla bici da corsa, che mi sembravano leggeri come l’aria e ho provato quel brutto sentimento che pensavo non mi appartenesse: l’invidia.

Ora, io mi domando, ma è proprio vero che in autunno è meglio lasciare la bici da corsa in garage e andare con la mountain bike? Forse la risposta sta nel mio incontro mattutino e nello scontro non avvenuto. Chissà!

Brescia – Desenzano – Sirmione e ritorno. (con Virginia Woolf and company)

(English version here)

Sabato scorso, quando mi sono svegliata, sapendo che sarei andata in bici con mio marito, avrei tanto voluto restare nel letto. Sveglia, ero sveglia. Da tempo. Mia figlia piccola si era alzata alle 6 e mezza. A volte penso che lei voglia godere di ogni singolo attimo della sua vita e non sprecarne nemmeno uno dormendo. Solo che lei non ha ancora 3 anni e di giorno, poi, si riposa, io a 41 durante il giorno sono morta.

Comunque, nonostante la mia stanchezza, mi sono fatta forza e mi sono auto-convinta che andare in bici non avrebbe potuto far altro che bene, se non altro mi avrebbe svegliata! Ammiro molto quelli, come mio marito, ad esempio, che si svegliano con la voglia di andare in bici. Io, soprattutto al week end, mi farei pestare piuttosto di uscire dal mio pigiama, ma so che poi, una volta in sella, tutto cambierà e che quando sarò nuovamente a casa, starò già sperando di poter andare al più presto in bici. La mia è solo pigrizia.

 Così ho svolto il solito rito della preparazione: lenti a contatto, fascia cardiaca, maglietta invernale, giacca e pantaloni da mezza stagione, calze lunghe, scarpe, guanti, casco, Garmin acceso, e via. Mi sono pure gonfiata le gomme da sola. Poi, ovviamente, è arrivato mio marito, che non si fida,e me le ha rigonfiate. Ma questo è normale. Così come è normale che io gli dica: “stamattina sono distrutta, al massimo potremmo arrivare fino a Salò, visto che non l’abbiamo ancora fatto e torniamo. Saranno 50/55 km, va bene?”. Lui, as usual, mi risponde “Certo!”. Ormai lo sa che io rompo sempre, a prescindere. Forse lo so anche io, ma è che io “mi porto avanti”, nel senso che se poi, davvero, voglio fare pochi chilometri, posso sempre dire “te l’avevo detto”. In realtà, per ora, non è mai successo che io volessi tornare indietro.

 Alla fine ne abbiamo fatti 92. E a Salò non ci siamo andati.

Ecco la mia uscita

Sabato 19.10 2013

mappa Brescia- Desenzano - SirmioneMentre esco dal portone di casa, in sella alla mia bici penso “Non ce la farò mai, davvero questa mattina, non ce la posso fare.” Il cielo è grigissimo, fa freddo, ho sonno.

 A differenza del solito tragitto, non prendiamo la ciclabile. Vogliamo arrivare direttamente a Salò senza perdere tempo. Lungo Viale Venezia, per uscire dal centro città, come ogni santissima volta che vado in bici e la percorro, ci sono due auto tranquillamente parcheggiate (sempre le stesse due) sulla pista ciclabile. E ogni volta penso avrei una irrefrenabile voglia di  distruggerle a sassate. Tu stai arrivando a 25 all’ora sulla corsia riservata alle bici e nel frattempo stai già ringraziando Dio perchè, nel tratto di strada precedente, qualche auto parcheggiata a lisca di pesce, nel fare retromarcia, non ti ha steso e ora stai pregando che le auto che sfrecciano alla tua sinistra non ti tirino sotto. A quel punto, all’improvviso, sul cammino ti imbatti nelle macchine parcheggiate sulla ciclabile. I due incivili, cioò i proprietari, sono molto fortunati a non avermi mai beccata mentre arrivo in bici perché, con chi parcheggia sulla ciclabile, io do il peggio del peggio di me. La settimana scorsa, sempre in Viale Venezia, mentre arrivavo da Sant’Eufemia a 32 all’ora, uno CON UN CAMPER avanzava tranquillamente indisturbato sulla ciclabile. Non posso ripetere quello che gli ho urlato, dopo che mi sono avvicinata e, con una mano sul manubrio, con l’altra gli ho bussato al vetro. Per essere sicura che capisse, visto che aveva la targa della repubblica ceca, gli ho parlato (diciamo pure urlato) pure in inglese.

 Comunque….mio marito ed io abbiamo preso la ciclabile a Pontenove, direzione Lago di Garda.

Mentre sto pedalando tra i campi arati, sui quali, rispetto alla settimana scorsa, sta già spuntando l’erba verde, il mio pensiero vola. E non so come e non so perché, e sono due giorni che me lo domando, penso a Mrs. Dalloway. Per chi non lo avesse letto, Mrs Dalloway è il nome della protagonista di un libro di Virginia Woolf, da cui prende il nome il titolo.

Sono anni e anni che non leggo un suo libro, eppure, all’improvviso è come se Mrs. Dalloway fosse qui con me e con lei alcuni dei protagonisti di questo e di altri romanzi di Virginia Woolf.

E allora, mentre passo attraverso la ciclabile circondata dai campi coi cavalli bianchi, penso a quanto io abbia amato Virginia Woolf, a come ero affascinata dal suo aver creato insieme al fratello, il Bloomsbury Group. Ricordo che, quando ne leggevo la storia, immaginavo tutti insieme questi scrittori, poeti, pensatori, artisti che una volta la settimana si incontravamo e discutevano di Estetica, di Filosofia e ovviamente di Letteratura. Ricordo ancora, distintamente, il mio sentimento di allora, quasi di invidia (lo so, sembra assurdo, ma forse in effetti, io sono assurda), nei loro confronti. Invidia condita, però, con affetto, e ovviamente grande, grandissimo rispetto e incommensurabile ammirazione.  Non so cosa avrei dato per vivere anche io nell’epoca vittoriana, se non altro per poterla criticare e soprattutto mi chiedo come sarebbe stato se solo anche io avessi potuto conoscere Virginia Woolf; avrei voluto assaporare ogni parola detta o scritta a quelle riunioni, ascoltare, imparare. Per me Mrs Dalloway è stata un’illuminazione. Prima di allora non mi era mai capitato di leggere un romanzo che si svolgesse in una sola giornata. Ho amato e apprezzato non tanto la trama in sé e per sé, ma il modo inusuale con cui la Woolf racconta una storia esclusivamente dalla prospettiva interiore della protagonista; ho amato i repentini viaggi nel tempo, tramite i pensieri e le emozioni di Clarissa Dalloway, i suoi monologi e i soliloqui come se il tempo e lo spazio si fondessero; il passato, il presente e il futuro scorressero sullo stesso piano, mossi da un ricordo nato da un oggetto, una frase, un pensiero. Rimasi veramente affascinata da questa lettura anche se, sinceramente, fino a questa mattina, pensavo di avere dimenticato tutto. Pensare allo “stream of consciousness” di Clarissa, non può non farmi volare col pensiero, tra una pedalata e l’altra, a James Joyce.

Ad un cento punto della mia vita mi ero follemente innamorata di Joyce. Mi rivedo da giovane (anzi diciamo, da “più” giovane”) impegnata a leggere l’Ulysse, senza riuscire ad arrivare fino all’ultima pagina e soprattutto senza avere le capacità di capirlo fino in fondo, ma comunque coinvolta, appunto, nello “stream of consciousness” dei protagonisti e ora i miei ricordi vanno alla più semplice lettura e interpretazione di The Dubliners, che tanto mi hanno fatto interessare all’Irlanda, nonostante il punto di vista di Joyce su quella che lui definisce come una sorta di “paralisi”,che ostacola la rinascita e il cambiamento della società irlandese del tempo, ma che potrebbe rappresentare tutto il mondo e quindi anche noi stessi.  Ricordo che il mio racconto preferito, o forse, l’unico che mi ricordi distintamente era “The Dead”. Anche qui, non so come e non so perché, ma mi torna in mente all’improvviso il senso di smarrimento del protagonista prima e la sua presa di coscienza poi, tormentato dal dilemma se sia meglio il lasciarsi morire dentro quando si è giovani o da vecchi, quando gli errori commessi crescono a dismisura. E ponendosi questo dilemma si era finalmente tolto la maschera, a differenza degli altri protagonisti dei Dubliners, che mai si mettono in discussione, e mentre lo leggevo, mi chiedevo se poi, gli irlandesi, avessero reagito…se qualcosa fosse cambiato. E fu proprio, forse, da quel momento che iniziai a studiare con profondo amore la storia dell’Irlanda, da ogni punto di vista, dalla letteratura alla storia, dalla poesia alle origini, dai miti Celti, alle leggende legata a San Patrizio, da Oscar Wilde ai poeti, da WB Yeats, che forse ho amato più di tutti, a Séamus Heaney..e via dicendo.

 Quando ero immersa in queste letture non potevo neanche immaginare, che poi, tanti anni dopo,  sarei andata a vivere proprio a Dublino e avrei attraversato anche io le strade che avevano percorso i miei scrittori/poeti preferiti e i protagonisti delle loro storie.

cicalbile-verso-desenzano

E mentre passo in bici dalla campagna di Barcuzzi, il tempo vola e non sento la fatica, immensa, nel mio personale stream of consciunsess… torno al Bloomsbury Group e penso a TS Eliot, del cui gruppo sembra abbia fatto parte. Penso a quanto abbia odiato studiare The Waste Land, quando dovevo studiarlo, e quanto abbia, invece amato “the Hollow men”.  Ricordo di aver letto da qualche parte che Virginia Woolf aveva scritto a TS Eliot per avvisarlo che il gruppo aveva fatto una sorta di colletta che gli avrebbe permesso  di lasciare il lavoro in banca per dedicarsi solo ed esclusivamente alla letteratura. Quanto avrei voluto conoscere questa banda di matti!

Quanto avrei voluto conoscerli! Quando avrei voluto esserci anche io.

Ogni tanto mio marito si gira per controllare che io sia “in scia” e ci sono. Quest’oggi sono proprio in forma. Sto pedalando con tanti di quegli scrittori che mi danno una carica pazzesca! Ma non glielo dico….

 Arriviamo dove la ciclabile si divide: a sinistra per Salò, a destra per Desenzano.

Qui, il primo cambio di programma. Chiedo a mio marito se sia mai stato a Desenzano e scopro , con sorpresa, che non l’ha mai vista. Allora decidiamo di non seguire, come al solito, sulla ciclabile dalla Valtenesi, ma di andare verso Desenzano. Peccato che, appena finita la discesa (ripidissima e pericolosissima – solo dei pazzi possono pensare, secondo me, di fare arrivare la ciclabile in un punto così ripido e pieno zeppo di dissuasori della velocità in cemento messi in parallelo) – i cartelli della ciclabile svaniscano nel nulla. Noi evidentemente sbagliamo perché seguiamo le indicazioni “lago” a sinistra, per poi giungere sulla provinciale alberata, che riconosco essere dopo Desenzano, in direzione Salò. Quindi giriamo le bici, raggiungo a piedi un semaforo con il bottone per i pedoni, attendo il rosso per le auto e attraversiamo, senza farci spianare. Dopo un paio di chilometri, sempre seguendo la provinciale, entriamo a Desenzano.

desenzano
Le nuvole si sono dipanate. Il sole è pallido, ma la luce è meravigliosa. Ci sono molte persone per la passeggiatina del sabato. Sembra di essere lontano anni luce da Brescia. Facciamo un giretto nel centro e poi ci fermiamo a fotografare il porticciolo. Lontano vedo un piccolo faro. E non posso non ripensare a  Virginia Woolf e al suo “to the lighthouse”. Ma è tempo di andare. desenzano

Osservando il lago, si distingue chiaramente la penisola di Sirmione e scopro che mio marito non è mai stato nemmeno lì. E allora, cambiamo definitivamente il nostro programma, e andiamo verso Sirmione.

Castello di SirmioneE’ bellissima. Piena di turisti stranieri, manco fosse Venezia in piena estate. Sono tutti accalcati all’entrata del castello scaligero, unico punto di accesso al paese. All’interno, tra le viuzze strette, un paio di vigili cercano, invano, di far defluire la folla e far transitare le auto che qui passano a mala pena. (possono circolare solo i residenti e gli ospiti degli alberghi). E’ impossibile, però, non soffermarsi a testa in su ad osservare le mura e le torri con la merlatura a coda di rondine, che ospitano gabbiani in cerca di riposo.

sirmioneCi facciamo strada tra la gente, cercando di non cadere dalla bici e ci fermiamo a fare qualche fotografia. Questo castello è affascinante. Trovo che abbia qualcosa di sinistro. Quando tornerò a casa, nel pomeriggio, scoprirò una leggenda ad esso legata:

“ Nel castello tanto tempo fa viveva una felice coppia di sposi: la bellissima Arice e Ebengardo. Durante una notte buia e tempestosa, un uomo bussò alla porta del castello in cerca di riparo. I giovani innamorati lo accolsero con piacere. Si trattava di Elalberto, marchese di Feltrino. Ammaliato dalla bellezza di Arice, durante la stessa notte, Elalberto entrò furtivamente nella sua stanza con l’intento di approfittare di lei. Arice cercò di difendesi strenuamente e le sue urla disperate richiamarono l’attenzione del marito Ebengardo. Quando, poi, arrivò, allarmato, nella stanza della moglie la trovò morta, pugnalata dalla furia di Elalberto. Dopo una violenta colluttazione, Elalberto muore trafitto dal suo stesso pugnale e da quel giorno il fantasma di Ebengardo vaga per il castello , condannato a rimanere tra i viventi, separato da lei.”

 sirmione-torri-merlate

Continuiamo a pedalare fino alle grotte di Catullo, senza però arrivare al cancello d’entrata perché il manto è fatto di ghiaia e non sarebbe il massimo bucare le gomme così lontano da casa.

Ricordo che l’ultima volta che fui a Sirmione, stavo studiando in Francia per l’Erasmus e venni in Italia con alcuni amici, come turista. Pazzesco che siano passati quasi 20 anni.

Il tempo vola davvero! Per via di tempo, è già mezzogiorno e noi dobbiamo tornare, abbiamo già fatto quasi 50 chilometri! Sulla via del ritorno, appena lasciata Sirmione alle spalle, scorgo la torre di San Martino e Solferino e siccome i cartelli indicano solo 3 km di distanza, penso che non sarebbe male fare una capatina anche lì. Andiamo in quella direzione e ci perdiamo. Poi, nonostante mio marito, come tutti gli uomini, non voglia chiedere indicazioni stradali per principio (non si sa quale sia questo principio, per altro!) fermo un signore e gli chiedo dove si vada per la torre. Alla fine, riusciamo ad arrivare. Nel giungere alla torre, dico a mio marito che a destra si trova l’ossario. Mi dice che non ha capito. Inizio a spiegargli, ma già a sentire le parole “teschi” e “scheletri”, vedo che cambia espressione e mi dice: “lascia stare, dai, andiamo avanti”.

san-martinoalbero

Ci fermiamo un attimo a fare alcune foto alla torre e poi cerchiamo la via del ritorno. Questa caccia al tesoro per la via del ritorno dura un’infinità di tempo.

A questo proposito vorrei dire a quei geni che hanno messo i cartelli “ciclovia del Garda”, che mettere cartelli con un pallino rosso e uno verde e frecce varie, NON SERVE ASSOLUTAMENTE A UN BEL NIENTE! Perché non è che uno sa a cosa corrisponda il minchia di pallino rosso o quello verde! Prendete esempio dai cartelli delle piste ciclabili, i cartelli marroni per intendersi! Quelli hanno il nome della destinazione e i chilometri che mancano per arrivarci. Non mi sembra che ci voglia un genio della navigazione satellitare per arrivarci!

 Ci affidiamo a google maps, ma il mio telefonino dopo 5 minuti si scarica. Alla fine andiamo a “naso”. Passiamo alcune colline moreniche. Paesaggio stupendo, ma dopo che hai bevuto solo un caffè alle 9 del mattino, hai pedalato 60 km, hai freddo e fame, la salita non è esattamente quello che vorresti affrontare. Finalmente troviamo il centro commerciale Leone alla nostra sinistra e quindi capiamo di essere, se non altro, nella direzione giusta, verso Brescia. In centro al paese incontriamo una signora che, vedendoci in difficoltà ci chiede “do-ve do-ve-te an-da-re?” piano piano, scandendo bene le sillabe, forse scambiandoci per stranieri; del resto questo è un classico della mia vita e non ho mai capito il perché. Mio marito fa finta di niente, come se fosse estraneo alla cosa, perché, come ben sapete, questo è uno dei pilastri della saggezza della bici secondo mio marito. Io, ovviamente, invece, apprezzo l’aiuto e le rispondo “a Brescia”. Allora la signora, cambia atteggiamento e sfodera tutta la sua brescianità “pota ma alura l’è facil fess, ta podet mia sbaglià! Gira de che – indicando la strada dietro di lei – e po’ va aanti, gira a destro, e po va semper semper dritta che edaret che riet a Bresà!” Ringrazio. Mio marito annuisce e mi sembra che accenni un grazie e partiamo. Sto morendo dalla fame e dai crampi ai piedi. Seguiamo le indicazioni della signora, vado velocissima perché non vedo l’ora di arrivare a casa. Mio marito mi raggiunge e mi chiede, con il suo aplomb inglese: “scusa amore, ma…ti hanno messo il peperoncino sul culo?” Non riesco a smettere di ridere.

Passiamo Mazzano, Rezzato, entriamo a Brescia e finalmente arriviamo nel garage di casa. Scendo dalla bici, tolgo la borraccia, ormai vuota e stacco il Garmin, salvando la corsa. Abbiamo fatto 92 chilometri. Sono veramente distrutta.

Entro in casa, le mie bambine mi corrono incontro a braccia aperte e mi chiedono “mamma, finalmente sei arrivata! Adesso giochi con noi?”. 🙂

percorso

60 km di gioia e un PS per mio marito

percorso bici -171013(English version here)

L’altra sera sono andata a dormire con un desiderio pazzesco di andare in bici. Solitamente al mattino, con la stessa intensità, trovo qualsiasi scusa perché questo desiderio svanisca. Invece ieri mattina, mi sono svegliata alle 7 meno dieci arzillissima, nonostante la mia bambina piccola, come al solito non ci avesse lasciato dormire, e in men che non si dica ero pronta per uscire con la mia bici.

Ho preparato la mia bambina grande per la scuola e siamo partite. Lei a piedi e io con la mia Pinarello Dogma 2 e con lo zaino di scuola delle Winx sulle spalle.

Arrivata a scuola, mia figlia ha voluto che , dal portone, aspettassi che salisse in classe con tutti i suoi compagni, per mandarle il bacio. Mi sentivo leggerissimamente a disagio, tra gli altri genitori vestiti in modo consono, e io con la mia tutina fasciante che non nasconde, anzi esalta, ogni cm2 di grasso, ma alla fine ho pensato “machemmefrega?” e così sono rimasta sul portone di entrata, tenendo la bici in piedi per il manubrio, con le mie scarpe coi tacchetti, il casco e gli occhiali da sole…la nota positiva è che nonostante il mio aspetto, i bambini non si sono spaventati! Anzi, mi sembrano divertiti!

Poi sono partita per un giretto in solitaria ed è stato bellissimo.

gavardinaMi rendo conto che sembro ripetitiva. Nel senso che ogni qual volta io scriva circa un mio giro in bici, dico che è stato bellissimo. Ma davvero è così! Ci sono uscite che non mi esaltano, tipo quella sul lago d’Iseo, ma in linea di massima, potrei fare lo stesso percorso 100 volte e ogni singola volta scoprirei qualcosa di nuovo, non necessariamente intorno a me, magari anche dentro di me. E mentre pedalo, sorrido. Poi mi rendo conto che sto sorridendo e allora mi scappa una risata. Sì, lo riconosco, sembro pazza, ma se non andate in bici, non potete capire…

mulino

Mentre percorro la Gavardina, io saluto gli alberi, il fiume e via dicendo (mi fermo qui, perché capisco che sembro pazza) e, come ho avuto già modo di scrivere, io mi sento ricambiata.

Naviglio Grande di BresciaIncontro, nella mia direzione e in quella opposta, altri “pedalatori” del mattino, di diverse specie…anziani che nonostante l’età sono ancora sulla bici da corsa e che, di norma, ci rimangono malissimo se li superi e a costo di un colpo apoplettico, ti DEVONO ri-superare per dimostrare a se stessi di farcela ancora.. nonni che usano la ciclabile per far fare la passeggiatina ai nipotini in carrozzella e che ogni tre passi si fermano per controllare se il bambino stia bene…signore di una certa età che fanno il jogging mattutino e che chiacchierano fitto fitto tra di loro…coppie di stranieri che fanno cicloturismo e hanno le bici, immagino strapesanti, stracolme di bagagli e ciononostante sembrano sempre felici e soddisfatti…e tutti, bene o male, si scambiano un cenno di saluto, un fugace cenno del capo, un formale “buongiorno” o, più spesso, un “ciao”.   E’ un saluto che non costa niente, e che fa piacere. O per lo meno a me fa molto piacere. Tutte le volte che mi capita, ho come l’impressione di essere in un non luogo parallelo al mondo “normale”, dove tutti sono gentili, dove anche se per un nanosecondo, tutti sono amici.

Come ho scritto sulla mia pagina di Facebook, la bici fa davvero bene, al cuore e all’anima.

PS per mio marito: come puoi vedere nel giro del ritorno da Gavardo a casa ho fatto una media per me altissima. SAPPI CHE FOSS’NCHE TRA 5 ANNI, PRIMA O POI RIUSCIRO’ A FARE I TUOI TEMPI! Intanto…sto in scia.

laps

Brescia-Castenedolo-Bedizzole–Padenghe–Soiano–Gavardo–Botticino–Brescia

(English version)

Sabato 12 ottobre: bellissimo giro in bici Brescia- Castenedolo-  Bedizzole – Padenghe – Soiano – Gavardo – Botticino – Brescia

 percorso – Brescia – Castenedolo – Padenghe — Soiano – Gavardo – Brescia

Prima di partire do un occhio a ilmeteo.it detto anche, da me, “pessimismo cosmico”, che promette,immancabilmente, acqua su acqua dalle 11.

Io di norma dormo 5/6 ore. Stanotte, invece, credo per l’unica volta in questo millennio,  ho dormito nove ore e, inspiegabilmente, sono di-strut- ta!  Vado sul terrazzo e guardo in su. Cosa che faccio tutte le mattine e come tutte le mattine, mi rendo conto che non posso vedere il cielo, visto che c’è il tendone. Ma, pur di trovare una scusa plausibile per non andare in bici, torno in casa e dico a mio marito: “Secondo me sta per piovere”. Non ci casca.

Ci prepariamo.

Ieri  sera mi ha montato delle nuove lenti sugli occhiali da bici. Sono arancioni, vanno bene per il brutto tempo e la nebbia. In effetti è un’idea brillante avere a disposizione delle lenti alternative. Li provo e sto veramente bene: sembro un ricercato per traffico di organi. Bellissima. (vi metto la foto degli occhiali, evitando, però,  l’effetto che hanno su di me) Okley sunglasses with polarized lensA completare Barbamamma collezione autunno/inverno, una giacchetta nuova, che mi ha comprato mio marito (se non era chiaro, è lui che si occupa dell’outfit)…nera (e fin qui ok) con una simpatica banda BIANCA ENORME che va dal collo fino alla fine della cerniera. Una cosina che slancia…le curve.

Metto il dispositivo Garmin sulla bici e schiaccio il tasto che dà il via. Sento che forse ho dimenticato qualcosa, ma funziona, quindi non mi preoccupo.

Partiamo e dico a mio marito che vorrei fare solo 50 chilometri perché ho sonnissimo. Lui risponde “Certo!” e quando dice “certo!”, vuol dire che non va bene.

Andiamo verso la “bassa” bresciana. Mentre pedalo sulla strada di San Zeno  penso che questo sarebbe il posto ideale per un potenziale suicida in bici.  Camion, auto che sfrecciano, pista ciclabile inesistente, un bijou.

Svoltiamo verso Borgosatollo e vedo un cartello arancione che indica “Piffione” – Borgo Antico.  Così scopro che il detto bresciano “Ma va a Pifiù ” si riferisce proprio a questa piccola frazione, che a me, prima d’ora era sconosciuta.

Nel frattempo, si gela. Sono le 10 di mattina e ci sono 7 gradi. Ma può solo scardarsi, no? Certo, ma se tutt’intorno ha nevicato e spira un vento simile alla bora, no, non si scalda tantissimo…per lo meno non ora. E mentre pedalo, mi rendo conto di aver sottovalutato quanto possa essere fastidioso il vento. Però apporta anche un vantaggio: il cielo si sta aprendo ed è un blu intenso, la visuale è a perdita d’occhio. Le montagne di Botticino, in lontananza, sono bellissime. Il marmo chiaro, scavato nella montagna, sembra quasi brillare, per il contrasto col cielo blu e gli alberi verde scuro.  Mentre il mio sguardo si fissa sulle montagne,  penso che sembra proprio che un mega dinosauro ne abbia addentati dei pezzi. ok, lo riconosco…devo smetterla di guardare i cartoni animati con le mie figlie!

Passiamo sopra l’autostrada e ci dirigiamo verso Bedizzole .

Vediamo le indicazioni di un castello e vorremmo vederlo. Lo cerchiamo.  Mio marito gira a destra e OVVIAMENTE non mi aspetta. Arrivo anche io alla curva e mi sembra di scorgere, con la coda dell’occhio, alla mia sinistra, un castello. Ma non ho né il tempo per soffermarmi a vedere bene, né l’occasione di dirlo a mio marito, visto che la strada è in discesa e , ça va sans dire, lui è già in fondo.

Seguiamo la strada che diventa poco più di una stradina di campagna. Non sappiamo dove porti, ma se non altro, non rischiamo ogni minuto di essere spianati. Ci ritroviamo così nel ben mezzo del nulla, e devo ammettere che è un nulla bellissimo. Poche auto, panorama bucolico. Questa piccola via, Strada provinciale 28, ci porta nella località San Tommaso e poi ad un incrocio che conosciamo già e che si ricollega alla ciclabile che va verso il lago di Garda. (via Bagatte)  Mio marito , all’imbocco della strada, si gira verso di me e mi dice: “Vedi dove siamo sbucati? Tutto calcolato!”. Ovviamente è stato un colpo di culo.

Attraversiamo la campagna di Bagatte, PonteZocco e Sedena, per poi arrivare alla località Barcuzzi. Proprio qui, tra l’altro, il 7 di ottobre  hanno inaugurato la Ciclovia del Benaco, un pezzo di ciclabile che porta fino in provincia di Mantova, a Castiglione delle Stiviere. Sarebbe bello farla, ma ho letto che ci sono dei pezzi di strada sterrata, quindi è necessario avere la mountain bike.

Proseguiamo sulla ciclabile, svoltando a sinistra e ci dirigiamo verso il lago. il panorama è davvero mozzafiato. Il cielo è blu intenso e le nuvole sembrano di panna montata. La stanchezza mi sta passando. Certo, se avessi mangiato qualcosa, anziché bere solo un caffè, forse mi sentirei meglio, ma tant’è.

campagna di soiano

Sulla ciclabile verso Barcuzzi - Lago di GardaPassiamo accanto al castello di Padenghe e, salendo a sinistra, il manto stradale non è il massimo per la bici da corsa perché in questi giorni è piovuto ed è un susseguirsi di sassolini e foglie bagnate. Questa è forse la parte che preferisco di questa ciclabile. I campi arati, le colline davanti, le montagne imbiancate sul fondo, verso il lago. Ogni volta è uguale e diverso e ogni volta questo paesaggio mi trasmette tante emozioni. E’ come se questi luoghi mi accogliessero e avvolgessero con la loro energia positiva.  Mi sento libera e felice.

Cartello per SalòLungo via  Levrini,  poi, si gira a destra, seguendo il cartello Salò, qualora si voglia andare verso il lago. All’unico incrocio che c’è, però, non fermateti in mezzo alla stradina perché è leggermente in discesa e non è escluso che qualche ciclista sia costretto a inchiodare per la vostra presenza. Lo dico perché è quello che ho fatto io, fermata per fotografare le nuvole 🙂

Pochi metri dopo, non seguiamo più la ciclabile (che andrebbe a sinistra in un boschetto) perché sicuramente sarebbe piena di aghi e sassi. Quindi proviamo una strada nuova e proseguiamo dritto, in via Fienile. Poco dopo, la strada  va a ricongiungersi con la provinciale 25. La vista sul lago è meravigliosa. Oggi è talmente limpido che si vede distintamente la penisola di Sirmione. E’ uno spettacolo.vista da padenghe su sirmione

Saliamo verso Soiano.  Anche da qui si vede il lago ed è meraviglioso. Ci fermiamo tutti e due a contemplarlo. Sembra di essere in un luogo incantato.

Il sole è caldo, le nuvole “hanno girato” e grazie alle previsioni a caso del meteo. it, come ho scritto, indosso gli occhiali per nebbia e per brutto tempo. Il sole accecante, mi sta distruggendo gli occhi.

Passiamo da Polpenazze e la salita è (per me)  pesantissima…, basti dire che un ragazzo che sta facendo jogging MI SUPERA… e nel passarmi accanto si gira e mi  fa: “l’è dùra la salida, né?!.” .

Poi, finalmente, la discesa! Posso così rinfrescarmi il viso con un po’ di aria fresca!  Passiamo da Castrezzone e Muscoline e a questo punto, dopo 60 chilometri, ho una fame tale che potrei pensare di mangiare mio marito. E’ il caso che ci fermiamo al bar, a Gavardo.

 Dopo la sosta al bar, mi fermo un secondo a fotografare il fiume

Per fare un toast passa un tempo lunghissimo…e così, all’ombra ci congeliamo. Ripartiamo. Prendiamo la ciclabile nel posto in cui inizia, dove, per arrivarci, lo ricordo sempre, E’ VIETATO ANDARE IN BICI, e è necessario portarla a mano.  (evito di commentare)

La gavardina oggi è meravigliosa.  L’ho fatta tante, tantissime volte, ma non è mai stata come oggi. Sarà questa luce meravigliosa, le nuvole bianche, o gli occhiali da nebbia (!!!!), ma oggi è magica.

 Vista dal ponticello sul Naviglio Grande di Brescia – ciclabile gavardina“A river seems a magic thing. A magic, moving, living part of the very earth itself.”
Laura Gilpin

Ci fermiamo a fare un po’ di foto e tutti e due siamo rapiti dal panorama.

Ciclabile gavardina Brescia

(Tornata a casa, ho fatto un po’ di ricerche su questo fiume che scorre accanto alla Gavardina. Ero sempre stata convinta che si trattasse del Chiese. In realtà è sì il Chiese, ma solo una ramificazione, infatti qui è chiamato Il Naviglio Grande di Brescia. In fondo alla pagina ci sono dei link che io ho trovato molto interessanti su questo Naviglio)

L'albero che racconta  Sul ponticello sul Naviglio Grande di Brescia - ciclabile gavardina

A Mazzano lasciamo la ciclabile per proseguire sulla statale. Passiamo da Virle, Rezzato,  e poi, come al solito, non ci facciamo mancare la piccola variante nel boschetto, poi Caionvico e finalmente a casa.

Noto che il mio Garmin non mi ha caricato la mappa. Molto bene! Scopro così che quando lo si accende, bisogna aspettare che faccia un beep e esca la scritta GPFIX acquisito, altrimenti non prende la traccia del satellite. (mi sono avvalsa delle mappe di mio marito perché lui sì che aveva atteso la scritta “GPFix acquisito”.

Abbiamo pedalato per quasi quattro ore E mezza. A parte la prima ora, è stato veramente bellissimo. Ogni uscita in bici è unica e mi dà veramente tanta energia. Chilometri fatti oggi: 82,9. Proprio una bella “sgambatina”! 😉

mappa 12 ottobre – Brescia – Castenedolo – Padenghe — Soiano – Gavardo – Bresciariepilogo 12 ottobre - Brescia - Castenedolo - Padenghe -- Soiano - Gavardo - Brescia

Note turistiche:

Il Naviglio Grande
http://www.silvanodanesi.info/?page_id=188
http://www.lombardiabeniculturali.it/dolly/oggetti/443/bookreader/#page/1/mode/2up

Castello di Bedizzole:
http://www.5castellibedizzole.it/5castelli/note%20castelli/castbed.html
http://www.mondimedievali.net/castelli/lombardia/brescia/bedizzole.htm
http://www.bresciainvetrina.it/bresciaturismo/bassabresciana_bedizzole.htm

Castello di Padenghe
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Padenghe

Museo archeologico di Gavardo
http://www.comune.gavardo.bs.it/museoarcheologico

Museo della Moda – Ciliverghe di Mazzano
http://www.museimazzucchelli.it/