aggiornamento equipaggiamento – borraccia

Dopo l’uscita odierna con la mia amica Monica, urge un aggiornamento dell’equipaggiamento base, perché, sbagliando, ho dato alcuni elementi per scontati.

BORRACCIA: quando si parla di “borraccia” non si intende una tanica, nè, tanto meno una borraccia da alpinismo, in alluminio, con tanto di tappo.

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ma si intende una borraccia da bici come quella qui sotto.

borraccia bici

La borraccia è sicuramente l’accessorio per la bici che costa meno, ma risulta di vitale importanza, qualora faccia caldo e non ci siano fontanelle nei paraggi. (e le fontanelle mancano SEMPRE E SOLO quando fa caldo e si sta morendo di sete. Sì…la legge di Murphy si applica anche alla bici)

Ne esistono di diversi tipi e fattezze. Normalmente la scelta è tra due misure, piccola e grande, da 500 e da 750 ml. A volte hanno il tappo, che resta attaccato alla struttura della bottiglia, a volte no. Personalmente, data da mia minima esperienza, io utilizzo quelle senza tappo perché ci ho messo sei mesi ad imparare a sfilare e infilare la borraccia senza sfracellarmi al suolo e non oso nemmeno immaginare di impegnarmi ad aprire il tappo.

CURIOSITA’: la borraccia che è passata alla storia. Coppi-Bartali

Brescia – Gavardo – Brescia con Dora l’esploratrice

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Troppi episodi di Dora l’Esploratrice fanno male!

Oggi, per la prima volta, sono io che “insegno” (le virgolette sono super d’obbligo) la bicicletta ad una mia amica. Monica vuole iniziare a pedalare. Abbiamo fatto qualche escursione due estati fa in Austria, con la bici a pedalata assistita e domenica scorsa è andata con suo marito sulla ciclabile della Franciacorta. Sa, e so, che presto si appassionerà. Mi ha chiesto se avessi voglia di andare insieme a lei e io sono certa che saprò trasmetterle l’amore e la passione che coltivo per questo magnifico sport.

Mi sembra quasi impossibile che oggi, proprio io che anni fa odiavo che mio marito al week end mi “mollasse” per la bici, oggi sia qui a spiegare a qualcun altro perché amo visceralmente la bicicletta, ma tant’è. Per me la bici rappresenta un’infinità di cose, una trasmette una marea di emozioni positive e ogni volta che ci salgo so che sarà speciale. E così è. Da sola, cosa che prediligo in assoluto, o in compagnia, la bici mi dà sempre qualcosa, e io in cambio, do il mio impegno, la mia fatica. Come ho già avuto modo di scrivere, stare in bici mi fa sentire un tutt’uno con la natura che mi circonda, sento di farne parte e di essere ricambiata. Mi capita di sorridere tantissimo in bicicletta. Apparentemente senza motivo. In realtà, perché sono felice. Sono riconoscente di poter andare in bici, di poter assaporare ogni singolo momento, da sola, seduta in sella, con le mani sul manubrio, guardo il cielo, le nuvole o il sole accecante, i campi arati attorno a me, gli uccellini appollaiati sui fili della corrente…le rondini che in gruppo volano in cielo, i papaveri rossi in campi verdi che sembrano infiniti, e ancora…il lago visto dall’alto che sembra un dipinto…adoro passare nelle strade di campagna, con casolari sparsi qua e là dove, almeno da lontano, sembra che il tempo si sia fermato e la mia memoria torna a quand’ero piccola e mio zio Cili mi portava, in piedi, sul suo motorino e andavamo in quella che allora era aperta campagna e oggi è prima periferia, a vedere i conigli!

Monica ed io ci dobbiamo incontrare alle 9 e un quarto a Sant’Eufemia, così io riesco a portare mia figlia grande a scuola, alle 8, torno a casa, mi cambio, preparo l’occorrente , gonfio le ruote e raggiungo lei, che, a sua volta, ma alle 9, porta sua figlia a scuola e, con la bici nel bagagliaio, parcheggia e mi aspetta pronta in sella. Cioè questo era il piano originale con calcolo dei tempi al nanosecondo. Ma…appena ho finito di gonfiare le ruote della bici, compito che di norma è affidato a mio marito il quale non si fida che me ne occupi io, controllo se ho tutto…Garmin acceso e al suo posto, sopra al manubrio ok, telefono connesso al Garmin ok, borraccia piena, ok, (anche la borraccia di norma la prepara mio marito, perchè non si fida…) casco in testa ok, mantellina e apri cancello nella tasca posteriore: ok. Sto per partire, con un paio di minuti di ritardo, ma noooo! mi suona il telefono, che avevo appena posizionato sotto alla mantellina. E’ Monica, che mi sta aspettando. “Scusa, non è che mi porteresti una maglia a maniche lunghe per favore?” io rimango un po’ interdetta dalla domanda, non solo perché ci sono 23 gradi, ma perché la sto raggiungendo in bici, dove potrei mettere mai una maglietta?  Lei continua “no, perchè ho il giubbino e una maglia ma è a mezze maniche”. (il giubbino????? io sto per partire con una maglietta a mezze maniche e null’altro nè sopra nè sotto!) mi limito a risponderle: “Monica, vuoi che ti vengano le rane sotto le ascelle?” ok, l’ho convinta. Non le porto la maglia e capisco che c’è da lavorare sul concetto di leggerezza, fondamentale per la bici visto che va a pedali e quei pedali li devi spingere tu, e soprattutto sull’equipaggiamento BASE di Monica!

Arrivo con cinque minuti di ritardo, anche perché non avevo calcolato che sarei uscita con la montain bike e non con la bici da corsa, con la quale vado più veloce. Arrivo al parcheggio, non la vedo e poi sento che mi chiama. La trovo seduta su un muretto, e indossa la tuta la ginnastica. “Ma come? non sei pronta?” Le chiedo stupita dopo che da casa mia a Sant’Eufemia ho fatto la media dei 22/h per essere puntuale!  Dice che non aveva trovato parcheggio…e intanto io mi domando perché mai si sia messa la tuta la ginnastica sopra ai pantaloni da bici…ma sorvolo. Poi vedo (ORRORE!) uno zainetto fucsia e il mio pensiero rifiuta che possa pensare di portarlo con sè. Mentre sto riflettendo tra me e me, e mi sto chiedendo se lo zainetto UGUALE IDENTICO A QUELLO DI DORA L’ESPLORATRICE verrà riposto in auto, la mia amica mi guarda e mi fa: “ho preso lo zainetto perché così mi porto un po’ i cose”. Ma, di grazia, cosa mai potrebbe portarsi nello zainetto alle nove del mattino per andare su una PISTA CICLABILE A UNA MANCIATA DI CHILOMETRI DA CASA????? Neanche la mappa di Dora potrebbe, quindi, essere necessaria!  Ed ecco la risposta che non ti aspetti :”LA BORRACCIA”  Ora, a meno che abbia una tanica, francamente, uno zaino per una borraccia mi sembra quell’attimo esagerato. Solo dopo una decina di chilometri scoprirò che ha con sè una borraccia DA MONTAGNA!!!! cioè quelle proprio da escursionismo, in alluminio, pesante, e con tanto di tappo che si svita!!!. Se prima avevo il sospetto ora ho la certezza che bisogna lavorare sull’equipaggiamento di Monica. Partiamo. Io la Monica, la sua bici “de Carlo Godega”, che non è nè mountain bike, nè da corsa, e nemmeno city bike, con tanto di ragnatele, e con la sella più rigida del mondo e, ovviamente il suo zaino fucsia.

Attraversiamo Sant’Eufemia (dove ci sono sempre più autobus che macchine, oppure sono io che ho la sfiga di incontrarne sempre una marea), e al semaforo di Caionvico svoltiamo a destra per raggiungere Rezzato. La Monica, alla svolta a sinistra per Rezzato, si ferma per far passare le auto che avanzano dietro di lei (e quando dico le auto intendo: tutte le auto della provinciale avvistabili a vista d’occhio umano) . Bisogna lavorare sul fatto che è più pericolo fermarsi all’improvviso a destra, che sporgere il braccio a sinistra, indicare che si sta per svoltare, e andare. Attraversiamo Rezzato e la lasciamo alle nostre spalle, per arrivare a Virle. Subito dopo la chiesa, attraversiamo la strada (cioè veramente io, che sono dietro, dimentico di dire alla Monica che bisogna svoltare…) e andiamo a prendere la ciclabile. Il cartello è dall’altra parte della strada e indica Salò/Desenzano. E’ marrone, come tutti quelli che indicano la pista ciclabile. Non potete non vederlo.

IMG_2025250913Imbocchiamo, così la ciclabile e proseguiamo fino a Gavardo senza sosta. La Monica vede la scritta “Chiosco” e spera in un caffè, ma no! Regola numero 1: prima di aver fatto almeno 40 chilometri non ci si ferma! Siamo qui per pedalare. Il tempo non è dei migliori, ma è comunque, almeno per me, l’ideale. Nuvoloso e con una leggerissima brezza. Peccato che il cielo sia grigio, altrimenti sarebbe proprio perfetto. Il panorama è comunque, molto piacevole. Il fiume oggi puzza, ma va beh…non si può avere tutto. Visto che questa mattina potevo permettermi di andare piano, mi sono fermata a fotografare qua e là, paesaggio, cartelli stradali e zaino di Monica-Dora-theexplorer compresi.

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“Dove andiamo?” “Sulla ciclabile, con la bici” “Dove andiamo?” “sulla ciclabile” (sottofondo: Dora, Dora, Dora l’esploratriceeeeeeeeeeeeee!”

IMG_2018IMG_2017Arrivate a circa 3 chilometri da Gavardo, per evitare di dover scendere e spingere la bici a mano, visto che alla fine la ciclabile è vietata ai ciclisti (?!?!?!?),  abbiamo svoltato a destra prendendo, così , la strada parallela alla ciclabile, dall’altro lato della tangenziale. Bellissima strada, percorsa da nessuno, che vi consiglio.

IMG_2019 Mentre pedaliamo immerse nel verde, improvvisamente alla Moni viene in mente che sarà utile fare un massaggio dopo tutti questi chilometri e cosa fa? tira fuori il telefono e chiama la palestra!  BISOGNA LAVORARE sulla concentrazione e sull’uso del cell in bici!!!

La cosa si fa lunga e ne approfitto per fare una foto a noi due e per documentare l’uso del cell, a futura memoria!

Monica io e il terzo incomodo

Monica io e il terzo incomodo

All’altezza di Prevalle abbiamo lasciato la strada di campagna, ci siamo immesse sulla provinciale, girato a destra in via Fucine e ripreso la ciclabile. Monica, bardata come se fosse pieno inverno, con giubbino antivento da montagna, zainetto di Dora, con borraccia in alluminio incorporato, scarpe da ginnastica e bici de Carlo Codega, dà i primi segni di stanchezza e mal di sedere, ma tiene botta. Riesce a fare almeno 1 chilometro a 20 all’ora, che, come prima volta e soprattutto col mezzo a disposizione, non è per niente male! Per far andare un po’ la gamba, le propongo di mollare la ciclabile e prendere la provinciale che da Mazzano porta a Virle. E così facciamo. Le dico di attaccarsi alla mia ruota così che possiamo aumentare un pochino la velocità. Raggiungo i 26 all’ora, mi giro e non c’è più. Ok, ho esagerato. Ma Monica non si lamenta. Si vede che le piace! Sono sicura che presto, forse prestissimo, anche lei si innamorerà, come me, della bici. Entriamo a Virle verso Rezzato, dove la ciclabile va contromano. Giuro. Già la strada è piccola, una sola carreggiata, e la ciclabile scorre a destra, nella direzione opposta alle auto. Ora, già a Brescia se vai in bici, di norma, l’automobilista bresciano ti odia. Così, a prescindere da tutto. Se poi ti vede arrivare “al contrario”, ti va di culo se non prende la mira per centrarti in pieno. Arriviamo quasi in centro a Rezzato e un simpatico coglione, non curante minimante del fatto che noi stiamo passando in bici, cosa fa? Parcheggia il camioncino delle consegne SULLA CICLABILE, a dieci metri da noi che stiamo per arrivare proprio in quel punto e, ovviamente, non possiamo andare nella corsia delle auto in contromano!  io, che nella vita “normale” non litigo praticamente mai con nessuno, un po’ per scelta di vita, un po’ perchè non sono capace di litigare, quando sono in bici e noto la maleducazione degli automobilisti nei confronti dei ciclisti, mi trasformo e do il peggio del peggio del peggio di me. Così non posso esimermi dal mandare affan.. il guidatore del furgoncino, che nella sua lingua, ha ricambiato con altrettanto affetto.

Monica deve essere rimasta allibita dal mio comportamento, ma, ragazzi! questa è una giungla…una lotta per la sopravvvivenza in sella!

Dopo due ore dalla partenza, siamo tornate al parcheggio di Sant’Eufemia. Siamo sorridenti e soddisfatte. Monica è felice.

Mentre lei carica la sua bici in auto, io riparto verso casa con la mia e nel tragitto già penso alla nostra prossima uscita.