Come si può amare la mountain bike?

My mountain bike

Stamattina con la mia mountain bike, sulla ciclabile

(English text here)

Non è, la mia, una domanda retorica, né, tantomeno, una provocazione. Vorrei proprio capire!

Ieri mattina ho ripreso la mountain bike perché la ciclabile che percorro normalmente è un manto di foglie. Bello, per carità, ma super pericoloso per la bici da corsa. Negli ultimi due giorni, poi, è piovuto tantissimo, quindi è un manto di foglie bagnate. Non il massimo.

La mia uscita è iniziata con l’incontro inatteso con la Morte che mi si è paventata appena uscita dal centro cittadino. Stavo percorrendo la ciclabile che fiancheggia la strada, lungo Viale Bornata (una ciclabile praticamente inutile, by the way)  quando un Simpatico Coglione, sul suo furgoncino, ha deciso di curvare all’improvviso  verso il benzinaio, tagliandomi di netto la strada. Sicuramente se avessi avuto la bici da corsa, ora non sarei qui a scrivere…. Ho stretto i freni più che potessi e sono finita a credo 5/6 millimetri dalla portiera del suddetto  SC. Mentre frenavo ho  urlato come una pazza per la paura e il tipo ha inchiodato, poi tranquillamente è andato avanti. L’ho guardato bene in faccia e lui non ha fatto una piega. Inutile dire che non mi ha neanche chiesto scusa. Per i 2/3 chilometri successivi non sono riuscita a procedere ad una velocità decente perché avevo le gambe che mi tremavano.

Quindi, ok, presa da un altro punto di vista, potrei pensare che la mountain bike mi ha salvato la vita, il che non è malaccio.

Ma tutto il resto?

In 30 chilometri percorsi (normalmente ne faccio 50 nelle uscite  infrasettimanali, ma ero troppo scazzata e a 15 ho girato la bici e sono tornata indietro) non ho mai superato i 25 all’ora, neanche sulla Gavardina, dove di norma raggiungo i 35. La bici mi sembra, o forse è, strapesante. Ho sempre l’impressione di dover accorciare, quando non c’è più niente da accorciare e, come una pazza, continuo a cambiare per poi tornare alla marcia iniziale.

A metà Gavardina, non ne potevo più. Ho lasciato la ciclabile e ho preso una via laterale. Ho poi proseguito fino a casa sulla provinciale. E più pedalavo lì, più mi davo della stupida perché sicuramente sul manto di foglie sarebbe stato meglio che sul cemento della provinciale! Ma tant’è. Ad un semaforo di Molinetto mi è passato davanti un gruppo di quattro ciclisti sulla bici da corsa, che mi sembravano leggeri come l’aria e ho provato quel brutto sentimento che pensavo non mi appartenesse: l’invidia.

Ora, io mi domando, ma è proprio vero che in autunno è meglio lasciare la bici da corsa in garage e andare con la mountain bike? Forse la risposta sta nel mio incontro mattutino e nello scontro non avvenuto. Chissà!

60 km di gioia e un PS per mio marito

percorso bici -171013(English version here)

L’altra sera sono andata a dormire con un desiderio pazzesco di andare in bici. Solitamente al mattino, con la stessa intensità, trovo qualsiasi scusa perché questo desiderio svanisca. Invece ieri mattina, mi sono svegliata alle 7 meno dieci arzillissima, nonostante la mia bambina piccola, come al solito non ci avesse lasciato dormire, e in men che non si dica ero pronta per uscire con la mia bici.

Ho preparato la mia bambina grande per la scuola e siamo partite. Lei a piedi e io con la mia Pinarello Dogma 2 e con lo zaino di scuola delle Winx sulle spalle.

Arrivata a scuola, mia figlia ha voluto che , dal portone, aspettassi che salisse in classe con tutti i suoi compagni, per mandarle il bacio. Mi sentivo leggerissimamente a disagio, tra gli altri genitori vestiti in modo consono, e io con la mia tutina fasciante che non nasconde, anzi esalta, ogni cm2 di grasso, ma alla fine ho pensato “machemmefrega?” e così sono rimasta sul portone di entrata, tenendo la bici in piedi per il manubrio, con le mie scarpe coi tacchetti, il casco e gli occhiali da sole…la nota positiva è che nonostante il mio aspetto, i bambini non si sono spaventati! Anzi, mi sembrano divertiti!

Poi sono partita per un giretto in solitaria ed è stato bellissimo.

gavardinaMi rendo conto che sembro ripetitiva. Nel senso che ogni qual volta io scriva circa un mio giro in bici, dico che è stato bellissimo. Ma davvero è così! Ci sono uscite che non mi esaltano, tipo quella sul lago d’Iseo, ma in linea di massima, potrei fare lo stesso percorso 100 volte e ogni singola volta scoprirei qualcosa di nuovo, non necessariamente intorno a me, magari anche dentro di me. E mentre pedalo, sorrido. Poi mi rendo conto che sto sorridendo e allora mi scappa una risata. Sì, lo riconosco, sembro pazza, ma se non andate in bici, non potete capire…

mulino

Mentre percorro la Gavardina, io saluto gli alberi, il fiume e via dicendo (mi fermo qui, perché capisco che sembro pazza) e, come ho avuto già modo di scrivere, io mi sento ricambiata.

Naviglio Grande di BresciaIncontro, nella mia direzione e in quella opposta, altri “pedalatori” del mattino, di diverse specie…anziani che nonostante l’età sono ancora sulla bici da corsa e che, di norma, ci rimangono malissimo se li superi e a costo di un colpo apoplettico, ti DEVONO ri-superare per dimostrare a se stessi di farcela ancora.. nonni che usano la ciclabile per far fare la passeggiatina ai nipotini in carrozzella e che ogni tre passi si fermano per controllare se il bambino stia bene…signore di una certa età che fanno il jogging mattutino e che chiacchierano fitto fitto tra di loro…coppie di stranieri che fanno cicloturismo e hanno le bici, immagino strapesanti, stracolme di bagagli e ciononostante sembrano sempre felici e soddisfatti…e tutti, bene o male, si scambiano un cenno di saluto, un fugace cenno del capo, un formale “buongiorno” o, più spesso, un “ciao”.   E’ un saluto che non costa niente, e che fa piacere. O per lo meno a me fa molto piacere. Tutte le volte che mi capita, ho come l’impressione di essere in un non luogo parallelo al mondo “normale”, dove tutti sono gentili, dove anche se per un nanosecondo, tutti sono amici.

Come ho scritto sulla mia pagina di Facebook, la bici fa davvero bene, al cuore e all’anima.

PS per mio marito: come puoi vedere nel giro del ritorno da Gavardo a casa ho fatto una media per me altissima. SAPPI CHE FOSS’NCHE TRA 5 ANNI, PRIMA O POI RIUSCIRO’ A FARE I TUOI TEMPI! Intanto…sto in scia.

laps

Brescia-Castenedolo-Bedizzole–Padenghe–Soiano–Gavardo–Botticino–Brescia

(English version)

Sabato 12 ottobre: bellissimo giro in bici Brescia- Castenedolo-  Bedizzole – Padenghe – Soiano – Gavardo – Botticino – Brescia

 percorso – Brescia – Castenedolo – Padenghe — Soiano – Gavardo – Brescia

Prima di partire do un occhio a ilmeteo.it detto anche, da me, “pessimismo cosmico”, che promette,immancabilmente, acqua su acqua dalle 11.

Io di norma dormo 5/6 ore. Stanotte, invece, credo per l’unica volta in questo millennio,  ho dormito nove ore e, inspiegabilmente, sono di-strut- ta!  Vado sul terrazzo e guardo in su. Cosa che faccio tutte le mattine e come tutte le mattine, mi rendo conto che non posso vedere il cielo, visto che c’è il tendone. Ma, pur di trovare una scusa plausibile per non andare in bici, torno in casa e dico a mio marito: “Secondo me sta per piovere”. Non ci casca.

Ci prepariamo.

Ieri  sera mi ha montato delle nuove lenti sugli occhiali da bici. Sono arancioni, vanno bene per il brutto tempo e la nebbia. In effetti è un’idea brillante avere a disposizione delle lenti alternative. Li provo e sto veramente bene: sembro un ricercato per traffico di organi. Bellissima. (vi metto la foto degli occhiali, evitando, però,  l’effetto che hanno su di me) Okley sunglasses with polarized lensA completare Barbamamma collezione autunno/inverno, una giacchetta nuova, che mi ha comprato mio marito (se non era chiaro, è lui che si occupa dell’outfit)…nera (e fin qui ok) con una simpatica banda BIANCA ENORME che va dal collo fino alla fine della cerniera. Una cosina che slancia…le curve.

Metto il dispositivo Garmin sulla bici e schiaccio il tasto che dà il via. Sento che forse ho dimenticato qualcosa, ma funziona, quindi non mi preoccupo.

Partiamo e dico a mio marito che vorrei fare solo 50 chilometri perché ho sonnissimo. Lui risponde “Certo!” e quando dice “certo!”, vuol dire che non va bene.

Andiamo verso la “bassa” bresciana. Mentre pedalo sulla strada di San Zeno  penso che questo sarebbe il posto ideale per un potenziale suicida in bici.  Camion, auto che sfrecciano, pista ciclabile inesistente, un bijou.

Svoltiamo verso Borgosatollo e vedo un cartello arancione che indica “Piffione” – Borgo Antico.  Così scopro che il detto bresciano “Ma va a Pifiù ” si riferisce proprio a questa piccola frazione, che a me, prima d’ora era sconosciuta.

Nel frattempo, si gela. Sono le 10 di mattina e ci sono 7 gradi. Ma può solo scardarsi, no? Certo, ma se tutt’intorno ha nevicato e spira un vento simile alla bora, no, non si scalda tantissimo…per lo meno non ora. E mentre pedalo, mi rendo conto di aver sottovalutato quanto possa essere fastidioso il vento. Però apporta anche un vantaggio: il cielo si sta aprendo ed è un blu intenso, la visuale è a perdita d’occhio. Le montagne di Botticino, in lontananza, sono bellissime. Il marmo chiaro, scavato nella montagna, sembra quasi brillare, per il contrasto col cielo blu e gli alberi verde scuro.  Mentre il mio sguardo si fissa sulle montagne,  penso che sembra proprio che un mega dinosauro ne abbia addentati dei pezzi. ok, lo riconosco…devo smetterla di guardare i cartoni animati con le mie figlie!

Passiamo sopra l’autostrada e ci dirigiamo verso Bedizzole .

Vediamo le indicazioni di un castello e vorremmo vederlo. Lo cerchiamo.  Mio marito gira a destra e OVVIAMENTE non mi aspetta. Arrivo anche io alla curva e mi sembra di scorgere, con la coda dell’occhio, alla mia sinistra, un castello. Ma non ho né il tempo per soffermarmi a vedere bene, né l’occasione di dirlo a mio marito, visto che la strada è in discesa e , ça va sans dire, lui è già in fondo.

Seguiamo la strada che diventa poco più di una stradina di campagna. Non sappiamo dove porti, ma se non altro, non rischiamo ogni minuto di essere spianati. Ci ritroviamo così nel ben mezzo del nulla, e devo ammettere che è un nulla bellissimo. Poche auto, panorama bucolico. Questa piccola via, Strada provinciale 28, ci porta nella località San Tommaso e poi ad un incrocio che conosciamo già e che si ricollega alla ciclabile che va verso il lago di Garda. (via Bagatte)  Mio marito , all’imbocco della strada, si gira verso di me e mi dice: “Vedi dove siamo sbucati? Tutto calcolato!”. Ovviamente è stato un colpo di culo.

Attraversiamo la campagna di Bagatte, PonteZocco e Sedena, per poi arrivare alla località Barcuzzi. Proprio qui, tra l’altro, il 7 di ottobre  hanno inaugurato la Ciclovia del Benaco, un pezzo di ciclabile che porta fino in provincia di Mantova, a Castiglione delle Stiviere. Sarebbe bello farla, ma ho letto che ci sono dei pezzi di strada sterrata, quindi è necessario avere la mountain bike.

Proseguiamo sulla ciclabile, svoltando a sinistra e ci dirigiamo verso il lago. il panorama è davvero mozzafiato. Il cielo è blu intenso e le nuvole sembrano di panna montata. La stanchezza mi sta passando. Certo, se avessi mangiato qualcosa, anziché bere solo un caffè, forse mi sentirei meglio, ma tant’è.

campagna di soiano

Sulla ciclabile verso Barcuzzi - Lago di GardaPassiamo accanto al castello di Padenghe e, salendo a sinistra, il manto stradale non è il massimo per la bici da corsa perché in questi giorni è piovuto ed è un susseguirsi di sassolini e foglie bagnate. Questa è forse la parte che preferisco di questa ciclabile. I campi arati, le colline davanti, le montagne imbiancate sul fondo, verso il lago. Ogni volta è uguale e diverso e ogni volta questo paesaggio mi trasmette tante emozioni. E’ come se questi luoghi mi accogliessero e avvolgessero con la loro energia positiva.  Mi sento libera e felice.

Cartello per SalòLungo via  Levrini,  poi, si gira a destra, seguendo il cartello Salò, qualora si voglia andare verso il lago. All’unico incrocio che c’è, però, non fermateti in mezzo alla stradina perché è leggermente in discesa e non è escluso che qualche ciclista sia costretto a inchiodare per la vostra presenza. Lo dico perché è quello che ho fatto io, fermata per fotografare le nuvole 🙂

Pochi metri dopo, non seguiamo più la ciclabile (che andrebbe a sinistra in un boschetto) perché sicuramente sarebbe piena di aghi e sassi. Quindi proviamo una strada nuova e proseguiamo dritto, in via Fienile. Poco dopo, la strada  va a ricongiungersi con la provinciale 25. La vista sul lago è meravigliosa. Oggi è talmente limpido che si vede distintamente la penisola di Sirmione. E’ uno spettacolo.vista da padenghe su sirmione

Saliamo verso Soiano.  Anche da qui si vede il lago ed è meraviglioso. Ci fermiamo tutti e due a contemplarlo. Sembra di essere in un luogo incantato.

Il sole è caldo, le nuvole “hanno girato” e grazie alle previsioni a caso del meteo. it, come ho scritto, indosso gli occhiali per nebbia e per brutto tempo. Il sole accecante, mi sta distruggendo gli occhi.

Passiamo da Polpenazze e la salita è (per me)  pesantissima…, basti dire che un ragazzo che sta facendo jogging MI SUPERA… e nel passarmi accanto si gira e mi  fa: “l’è dùra la salida, né?!.” .

Poi, finalmente, la discesa! Posso così rinfrescarmi il viso con un po’ di aria fresca!  Passiamo da Castrezzone e Muscoline e a questo punto, dopo 60 chilometri, ho una fame tale che potrei pensare di mangiare mio marito. E’ il caso che ci fermiamo al bar, a Gavardo.

 Dopo la sosta al bar, mi fermo un secondo a fotografare il fiume

Per fare un toast passa un tempo lunghissimo…e così, all’ombra ci congeliamo. Ripartiamo. Prendiamo la ciclabile nel posto in cui inizia, dove, per arrivarci, lo ricordo sempre, E’ VIETATO ANDARE IN BICI, e è necessario portarla a mano.  (evito di commentare)

La gavardina oggi è meravigliosa.  L’ho fatta tante, tantissime volte, ma non è mai stata come oggi. Sarà questa luce meravigliosa, le nuvole bianche, o gli occhiali da nebbia (!!!!), ma oggi è magica.

 Vista dal ponticello sul Naviglio Grande di Brescia – ciclabile gavardina“A river seems a magic thing. A magic, moving, living part of the very earth itself.”
Laura Gilpin

Ci fermiamo a fare un po’ di foto e tutti e due siamo rapiti dal panorama.

Ciclabile gavardina Brescia

(Tornata a casa, ho fatto un po’ di ricerche su questo fiume che scorre accanto alla Gavardina. Ero sempre stata convinta che si trattasse del Chiese. In realtà è sì il Chiese, ma solo una ramificazione, infatti qui è chiamato Il Naviglio Grande di Brescia. In fondo alla pagina ci sono dei link che io ho trovato molto interessanti su questo Naviglio)

L'albero che racconta  Sul ponticello sul Naviglio Grande di Brescia - ciclabile gavardina

A Mazzano lasciamo la ciclabile per proseguire sulla statale. Passiamo da Virle, Rezzato,  e poi, come al solito, non ci facciamo mancare la piccola variante nel boschetto, poi Caionvico e finalmente a casa.

Noto che il mio Garmin non mi ha caricato la mappa. Molto bene! Scopro così che quando lo si accende, bisogna aspettare che faccia un beep e esca la scritta GPFIX acquisito, altrimenti non prende la traccia del satellite. (mi sono avvalsa delle mappe di mio marito perché lui sì che aveva atteso la scritta “GPFix acquisito”.

Abbiamo pedalato per quasi quattro ore E mezza. A parte la prima ora, è stato veramente bellissimo. Ogni uscita in bici è unica e mi dà veramente tanta energia. Chilometri fatti oggi: 82,9. Proprio una bella “sgambatina”! 😉

mappa 12 ottobre – Brescia – Castenedolo – Padenghe — Soiano – Gavardo – Bresciariepilogo 12 ottobre - Brescia - Castenedolo - Padenghe -- Soiano - Gavardo - Brescia

Note turistiche:

Il Naviglio Grande
http://www.silvanodanesi.info/?page_id=188
http://www.lombardiabeniculturali.it/dolly/oggetti/443/bookreader/#page/1/mode/2up

Castello di Bedizzole:
http://www.5castellibedizzole.it/5castelli/note%20castelli/castbed.html
http://www.mondimedievali.net/castelli/lombardia/brescia/bedizzole.htm
http://www.bresciainvetrina.it/bresciaturismo/bassabresciana_bedizzole.htm

Castello di Padenghe
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Padenghe

Museo archeologico di Gavardo
http://www.comune.gavardo.bs.it/museoarcheologico

Museo della Moda – Ciliverghe di Mazzano
http://www.museimazzucchelli.it/

Brescia – Gavardo – Brescia con Dora l’esploratrice

monica-dora

Troppi episodi di Dora l’Esploratrice fanno male!

Oggi, per la prima volta, sono io che “insegno” (le virgolette sono super d’obbligo) la bicicletta ad una mia amica. Monica vuole iniziare a pedalare. Abbiamo fatto qualche escursione due estati fa in Austria, con la bici a pedalata assistita e domenica scorsa è andata con suo marito sulla ciclabile della Franciacorta. Sa, e so, che presto si appassionerà. Mi ha chiesto se avessi voglia di andare insieme a lei e io sono certa che saprò trasmetterle l’amore e la passione che coltivo per questo magnifico sport.

Mi sembra quasi impossibile che oggi, proprio io che anni fa odiavo che mio marito al week end mi “mollasse” per la bici, oggi sia qui a spiegare a qualcun altro perché amo visceralmente la bicicletta, ma tant’è. Per me la bici rappresenta un’infinità di cose, una trasmette una marea di emozioni positive e ogni volta che ci salgo so che sarà speciale. E così è. Da sola, cosa che prediligo in assoluto, o in compagnia, la bici mi dà sempre qualcosa, e io in cambio, do il mio impegno, la mia fatica. Come ho già avuto modo di scrivere, stare in bici mi fa sentire un tutt’uno con la natura che mi circonda, sento di farne parte e di essere ricambiata. Mi capita di sorridere tantissimo in bicicletta. Apparentemente senza motivo. In realtà, perché sono felice. Sono riconoscente di poter andare in bici, di poter assaporare ogni singolo momento, da sola, seduta in sella, con le mani sul manubrio, guardo il cielo, le nuvole o il sole accecante, i campi arati attorno a me, gli uccellini appollaiati sui fili della corrente…le rondini che in gruppo volano in cielo, i papaveri rossi in campi verdi che sembrano infiniti, e ancora…il lago visto dall’alto che sembra un dipinto…adoro passare nelle strade di campagna, con casolari sparsi qua e là dove, almeno da lontano, sembra che il tempo si sia fermato e la mia memoria torna a quand’ero piccola e mio zio Cili mi portava, in piedi, sul suo motorino e andavamo in quella che allora era aperta campagna e oggi è prima periferia, a vedere i conigli!

Monica ed io ci dobbiamo incontrare alle 9 e un quarto a Sant’Eufemia, così io riesco a portare mia figlia grande a scuola, alle 8, torno a casa, mi cambio, preparo l’occorrente , gonfio le ruote e raggiungo lei, che, a sua volta, ma alle 9, porta sua figlia a scuola e, con la bici nel bagagliaio, parcheggia e mi aspetta pronta in sella. Cioè questo era il piano originale con calcolo dei tempi al nanosecondo. Ma…appena ho finito di gonfiare le ruote della bici, compito che di norma è affidato a mio marito il quale non si fida che me ne occupi io, controllo se ho tutto…Garmin acceso e al suo posto, sopra al manubrio ok, telefono connesso al Garmin ok, borraccia piena, ok, (anche la borraccia di norma la prepara mio marito, perchè non si fida…) casco in testa ok, mantellina e apri cancello nella tasca posteriore: ok. Sto per partire, con un paio di minuti di ritardo, ma noooo! mi suona il telefono, che avevo appena posizionato sotto alla mantellina. E’ Monica, che mi sta aspettando. “Scusa, non è che mi porteresti una maglia a maniche lunghe per favore?” io rimango un po’ interdetta dalla domanda, non solo perché ci sono 23 gradi, ma perché la sto raggiungendo in bici, dove potrei mettere mai una maglietta?  Lei continua “no, perchè ho il giubbino e una maglia ma è a mezze maniche”. (il giubbino????? io sto per partire con una maglietta a mezze maniche e null’altro nè sopra nè sotto!) mi limito a risponderle: “Monica, vuoi che ti vengano le rane sotto le ascelle?” ok, l’ho convinta. Non le porto la maglia e capisco che c’è da lavorare sul concetto di leggerezza, fondamentale per la bici visto che va a pedali e quei pedali li devi spingere tu, e soprattutto sull’equipaggiamento BASE di Monica!

Arrivo con cinque minuti di ritardo, anche perché non avevo calcolato che sarei uscita con la montain bike e non con la bici da corsa, con la quale vado più veloce. Arrivo al parcheggio, non la vedo e poi sento che mi chiama. La trovo seduta su un muretto, e indossa la tuta la ginnastica. “Ma come? non sei pronta?” Le chiedo stupita dopo che da casa mia a Sant’Eufemia ho fatto la media dei 22/h per essere puntuale!  Dice che non aveva trovato parcheggio…e intanto io mi domando perché mai si sia messa la tuta la ginnastica sopra ai pantaloni da bici…ma sorvolo. Poi vedo (ORRORE!) uno zainetto fucsia e il mio pensiero rifiuta che possa pensare di portarlo con sè. Mentre sto riflettendo tra me e me, e mi sto chiedendo se lo zainetto UGUALE IDENTICO A QUELLO DI DORA L’ESPLORATRICE verrà riposto in auto, la mia amica mi guarda e mi fa: “ho preso lo zainetto perché così mi porto un po’ i cose”. Ma, di grazia, cosa mai potrebbe portarsi nello zainetto alle nove del mattino per andare su una PISTA CICLABILE A UNA MANCIATA DI CHILOMETRI DA CASA????? Neanche la mappa di Dora potrebbe, quindi, essere necessaria!  Ed ecco la risposta che non ti aspetti :”LA BORRACCIA”  Ora, a meno che abbia una tanica, francamente, uno zaino per una borraccia mi sembra quell’attimo esagerato. Solo dopo una decina di chilometri scoprirò che ha con sè una borraccia DA MONTAGNA!!!! cioè quelle proprio da escursionismo, in alluminio, pesante, e con tanto di tappo che si svita!!!. Se prima avevo il sospetto ora ho la certezza che bisogna lavorare sull’equipaggiamento di Monica. Partiamo. Io la Monica, la sua bici “de Carlo Godega”, che non è nè mountain bike, nè da corsa, e nemmeno city bike, con tanto di ragnatele, e con la sella più rigida del mondo e, ovviamente il suo zaino fucsia.

Attraversiamo Sant’Eufemia (dove ci sono sempre più autobus che macchine, oppure sono io che ho la sfiga di incontrarne sempre una marea), e al semaforo di Caionvico svoltiamo a destra per raggiungere Rezzato. La Monica, alla svolta a sinistra per Rezzato, si ferma per far passare le auto che avanzano dietro di lei (e quando dico le auto intendo: tutte le auto della provinciale avvistabili a vista d’occhio umano) . Bisogna lavorare sul fatto che è più pericolo fermarsi all’improvviso a destra, che sporgere il braccio a sinistra, indicare che si sta per svoltare, e andare. Attraversiamo Rezzato e la lasciamo alle nostre spalle, per arrivare a Virle. Subito dopo la chiesa, attraversiamo la strada (cioè veramente io, che sono dietro, dimentico di dire alla Monica che bisogna svoltare…) e andiamo a prendere la ciclabile. Il cartello è dall’altra parte della strada e indica Salò/Desenzano. E’ marrone, come tutti quelli che indicano la pista ciclabile. Non potete non vederlo.

IMG_2025250913Imbocchiamo, così la ciclabile e proseguiamo fino a Gavardo senza sosta. La Monica vede la scritta “Chiosco” e spera in un caffè, ma no! Regola numero 1: prima di aver fatto almeno 40 chilometri non ci si ferma! Siamo qui per pedalare. Il tempo non è dei migliori, ma è comunque, almeno per me, l’ideale. Nuvoloso e con una leggerissima brezza. Peccato che il cielo sia grigio, altrimenti sarebbe proprio perfetto. Il panorama è comunque, molto piacevole. Il fiume oggi puzza, ma va beh…non si può avere tutto. Visto che questa mattina potevo permettermi di andare piano, mi sono fermata a fotografare qua e là, paesaggio, cartelli stradali e zaino di Monica-Dora-theexplorer compresi.

20379_297x176

IMG_2021

“Dove andiamo?” “Sulla ciclabile, con la bici” “Dove andiamo?” “sulla ciclabile” (sottofondo: Dora, Dora, Dora l’esploratriceeeeeeeeeeeeee!”

IMG_2018IMG_2017Arrivate a circa 3 chilometri da Gavardo, per evitare di dover scendere e spingere la bici a mano, visto che alla fine la ciclabile è vietata ai ciclisti (?!?!?!?),  abbiamo svoltato a destra prendendo, così , la strada parallela alla ciclabile, dall’altro lato della tangenziale. Bellissima strada, percorsa da nessuno, che vi consiglio.

IMG_2019 Mentre pedaliamo immerse nel verde, improvvisamente alla Moni viene in mente che sarà utile fare un massaggio dopo tutti questi chilometri e cosa fa? tira fuori il telefono e chiama la palestra!  BISOGNA LAVORARE sulla concentrazione e sull’uso del cell in bici!!!

La cosa si fa lunga e ne approfitto per fare una foto a noi due e per documentare l’uso del cell, a futura memoria!

Monica io e il terzo incomodo

Monica io e il terzo incomodo

All’altezza di Prevalle abbiamo lasciato la strada di campagna, ci siamo immesse sulla provinciale, girato a destra in via Fucine e ripreso la ciclabile. Monica, bardata come se fosse pieno inverno, con giubbino antivento da montagna, zainetto di Dora, con borraccia in alluminio incorporato, scarpe da ginnastica e bici de Carlo Codega, dà i primi segni di stanchezza e mal di sedere, ma tiene botta. Riesce a fare almeno 1 chilometro a 20 all’ora, che, come prima volta e soprattutto col mezzo a disposizione, non è per niente male! Per far andare un po’ la gamba, le propongo di mollare la ciclabile e prendere la provinciale che da Mazzano porta a Virle. E così facciamo. Le dico di attaccarsi alla mia ruota così che possiamo aumentare un pochino la velocità. Raggiungo i 26 all’ora, mi giro e non c’è più. Ok, ho esagerato. Ma Monica non si lamenta. Si vede che le piace! Sono sicura che presto, forse prestissimo, anche lei si innamorerà, come me, della bici. Entriamo a Virle verso Rezzato, dove la ciclabile va contromano. Giuro. Già la strada è piccola, una sola carreggiata, e la ciclabile scorre a destra, nella direzione opposta alle auto. Ora, già a Brescia se vai in bici, di norma, l’automobilista bresciano ti odia. Così, a prescindere da tutto. Se poi ti vede arrivare “al contrario”, ti va di culo se non prende la mira per centrarti in pieno. Arriviamo quasi in centro a Rezzato e un simpatico coglione, non curante minimante del fatto che noi stiamo passando in bici, cosa fa? Parcheggia il camioncino delle consegne SULLA CICLABILE, a dieci metri da noi che stiamo per arrivare proprio in quel punto e, ovviamente, non possiamo andare nella corsia delle auto in contromano!  io, che nella vita “normale” non litigo praticamente mai con nessuno, un po’ per scelta di vita, un po’ perchè non sono capace di litigare, quando sono in bici e noto la maleducazione degli automobilisti nei confronti dei ciclisti, mi trasformo e do il peggio del peggio del peggio di me. Così non posso esimermi dal mandare affan.. il guidatore del furgoncino, che nella sua lingua, ha ricambiato con altrettanto affetto.

Monica deve essere rimasta allibita dal mio comportamento, ma, ragazzi! questa è una giungla…una lotta per la sopravvvivenza in sella!

Dopo due ore dalla partenza, siamo tornate al parcheggio di Sant’Eufemia. Siamo sorridenti e soddisfatte. Monica è felice.

Mentre lei carica la sua bici in auto, io riparto verso casa con la mia e nel tragitto già penso alla nostra prossima uscita.